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Il Grillo parlante e il Paggio Fernando

22 marzo 2013

La democrazia è un insieme di regole e procedure per la contendibilità e la gestione del potere.

Nei paesi democratici queste regole e procedure sono contenute nelle Costituzioni, cioè nel patto che i cittadini stipulano per avere una convivenza civile.

di Dario Manzo

Le forze politiche, i partiti, rappresentano “parti” della società con punti di vista particolari sulle questioni sociali, sulle loro priorità e sulle loro soluzioni; tutti questi elementi diventano promesse e programmi elettorali per ottenere il consenso dei cittadini.
È quindi del tutto naturale che ogni forza politica proponga contenuti diversi, se cosi non fosse saremmo al partito unico di infausta memoria, mentre, al contrario, tutti i partiti dovrebbero concordare sul “metodo democratico” da adottare per la loro vita interna; cioè un insieme di regole e procedure per renderli veramente contendibili.
La questione è importante perché il modello di gestione di un partito prefigura come la forza politica gestirà la cosa pubblica, dopo il consenso della maggioranza degli elettori. Un partito con regole trasparenti e condivise con modalità democratiche, (quindi ampi dibattiti tra gli iscritti e simpatizzanti, formazioni di maggioranze e minoranze mediante votazioni verificabili dalla pubblica opinione, possibilità di rimettere in discussione decisioni della maggioranza), garantisce i cittadini che, avuto il loro consenso, gestirà il potere “protempore” in modo responsabile e rispettoso di tutti, anche di quelli che non lo hanno votato.
Un partito padronale invece gestirà il potere per tutelare prima di tutto gli interessi del padrone e del blocco sociale che lo sostiene. Se il partito padronale o personale è in particolare l’espressione diretta del leader carismatico che salta la mediazione delle regole e procedure per definire la linea politica, cioè il punto di vista, imponendolo agli aderenti, questo metodo autoritario fatalmente trasmigrerà nella gestione della cosa pubblica, qualora sfortunatamente abbia il consenso dei cittadini.
L’Italia non è immune da queste esperienze autoritarie. Negli ultimi 90 anni due esperienze hanno segnato la storia nazionale; nel 1922 l’ascesa al potere di Mussolini e del PNF decretò la fine dello Stato liberale e l’inizio di una avventura dittatoriale conclusasi tragicamente per tutti gli italiani, con l’Italia sconfitta in guerra e ridotta in macerie dai bombardamenti. Anche il  protagonista di questa avventura finì tragicamente; fucilato a Dongo su ordine del CLN mentre fuggiva in Valtellina insieme alle truppe naziste.
Nel 1994 ha inizio il periodo del potere berlusconiano, interrotto per alcuni periodi (1996- 2001 e 2006-08) da governi di centro sinistra. Le conseguenze di un potere padronale e autoritario, perché i rappresentanti nelle Istituzioni di Forza Italia, prima, e Pdl poi, sono stati scelti per difendere gli interessi del capo e non per rappresentare la Nazione, le stiamo vivendo ancora oggi.
Macerie morali (scandali sessuali, compravendita di deputati e senatori, uso di soldi pubblici per soddisfacimento privato) e finanziarie (la più grande crisi sociale ed economica dal dopoguerra) negate con ostinazione anche quando era evidente che l’Italia si avvitava in una recessione drammatica.
Le macerie non si preoccupano dove cadono, seppelliscono chi è responsabile del crollo e l’ignaro passante o colui che generosamente cercava di puntellare l’edificio malmesso.
Dopo il tempo delle macerie ci deve essere quello della ricostruzione nel quale le persone di buona volontà si trovano insieme per ricostruire la casa crollata.
Sono esclusi i responsabili del crollo per manifesta incapacità di tenere in piedi la casa comune, ma si deve stare attenti ai nuovi ingegneri che, pur criticando radicalmente il sistema costruttivo precedente, di fatto impediscono la ricostruzione possibile dicendo che solo i loro calcoli sono quelli esatti per il nuovo edificio evitando il confronto con gli altri tecnici della possibile ricostruzione.DEMOcrazia_thumb[1]
Fuor di metafora dalle macerie del ventennio berlusconiano emergono tre forze ciascuna con circa un quarto dei consensi e un ultimo quarto composto da una forza di centro minoritaria e da frattaglie politiche senza rappresentanza parlamentare.
Il primo quarto è rappresentato dai responsabili del crollo (impossibile che possano essere tra i progettisti del nuovo edificio), un secondo quarto dai generosi che cercavano di puntellare l’edificio e che hanno idee su come ricostruirlo, un terzo quarto da chi ha criticato sia i responsabili del crollo, sia chi tentava di puntellare l’edificio.
Partiamo dal terzo quarto per analizzare il “metodo democratico” di gestione di questa forza politica. Lo slogan di M5S è “uno vale uno”. Entriamo nel merito; dal punto di vista matematico è un’ovvietà, sarebbe come dire due vale due, tre vale tre ecc fino a infinito vale infinito; dal punto di vista storico politico, se lo si intende come “una testa un voto”, non è una novità perché è la parola d’ordine di tutte le rivoluzioni borghesi, da quella
inglese a quella americana e francese. Allora cos’è? È marketing applicato alla politica analogo ad “Ava come lava” cioè il nulla elevato a comunicazione attraverso il subliminale.
È devastante la comunicazione politica intesa come marketing, le prove sono le
conseguenze del berlusconismo, perché vendere una merce non è la stessa cosa che vendere un’idea. La merce ha comunque un utilizzo individuale, se il prodotto si rivela una bufala il consumatore compra altro e il danneggiato è il produttore bugiardo.
L’idea in politica significa pensare il mondo com’è e come si vuole che sia. Quindi agisce sulla vita delle persone, sui diritti e doveri dei cittadini e se un idea politica si rivela nel tempo sbagliata e dannosa, sono i cittadini ad essere danneggiati e non solo il produttore di quella idea. Il ‘900 è pieno di esempi.
Oltre a queste c’è un’altra possibile interpretazione di “uno vale uno”. È l’individuo singolo che conta e quindi la società è una somma di individui dove il più forte vince, appunto “uno vale uno”; si abbandona la dimensione e il principio della solidarietà, del bene comune, dell’agire insieme agli altri, perché uno vale uno, l’opposto di tutti sono uguali.democrazia2
Ma è poi vero che in M5S uno vale uno o come nella “Fattoria degli animali” qualcuno è più uguale degli altri? A dir la verità sono due, il comico che non ha mai fatto ridere, il frontman Grillo Parlante e il Paggio Fernando, il suggeritore e proprietario di un piccolo impero del Web. La storia si ripete, partiti padronali sempre sono, con tasso di democrazia interna basso.
Prima domanda: chi ha deciso che il Grillo Parlante e il Paggio Fernando siano i capi di M5S?
Loro stessi, creando un blog e uno spettacolo itinerante sulle piazze italiane fustigando la politica italiana.
Chi ha dato la linea politica e il programma a M5S?
Loro stessi con parole d’ordine e analisi politiche apodittiche comunicate con il web.
Esiste una struttura politico/organizzativa contendibile che è espressione dei militanti e
degli elettori e risponde loro dei risultati dell’azione politica?
No, ci sono il Grillo Parlante e il Paggio Fernando che comunicano il loro pensiero e le loro decisioni via web e chi dissente, via, non può più utilizzare il marchio M5S di cui loro sono proprietari.
Le parole sono pietre e tradiscono le intenzioni nascoste; marchio è un termine
commerciale che identifica una merce. Proprietario o padrone indica chi possiede in modo esclusivo un bene. Cosa centra tutto ciò con la politica, cioè con la gestione del bene comune, con la Res Publica? Nulla
E a proposito di parole anche il linguaggio è la spia del pensiero profondo.
Analizziamo alcune frase pronunciate dal Grillo Parlante; la prima “Bersani è un morto che cammina”. Cattivo gusto a parte, è evidente che un avversario politico non lo si descrive con questi termini, li si usa per il nemico che deve essere eliminato. La democrazia ha necessità di avversari che si contendono il consenso, non di nemici che si sfidano in un duello mortale. È il mafioso che dice del pentito e collaboratore di giustizia “è un morto che cammina”.
La seconda riguarda l’art. 67 della Costituzione “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato.“.
Il Grillo Parlante vorrebbe eliminarlo sostituendolo con l’opposto, il vincolo di mandato.
Da una libertà di coscienza individuale garantita a tutti i parlamentari, al di la della fedeltà di partito, perché ogni eletto rappresenta comunque tutti gli elettori, anche quelli che non lo hanno votato, si passerebbe al parlamentare cinghia di trasmissione del partito o peggio del Capo, privo di ogni autonomia di giudizio. Tragico per le istituzioni repubblicane e per tutti gli italiani.
La terza frase “Avremo il 100% dei voti” evidenzia un’idea della democrazia e delle libertà politiche che contrasta con lo spirito e la lettera della Costituzione. Un’ idea totalitaria dove solo uno ha ragione (guarda caso ritorna l’uno che vale uno) e tutti gli altri si piegano (il 100%) e a chi non si piega perché ha un pensiero diverso cosa si fa? Al confino o al campo di concentramento? Roba vecchia e già sperimentata senza successo.
La democrazia è altra cosa, è confronto, è dibattito fra diverse idee e se una prevale perché ha il maggior consenso non si certifica che chi la rappresenta ha ragione ma che ha la possibilità, pro-tempore, di metterla in pratica.
La mistica del WEB, propria di M5S, è un altro elemento da approfondire. Cosi come l’invenzione della stampa ha allargato le possibilità di conoscenza e di comunicazione tra gli uomini, anche la rete ha consentito di estendere ulteriormente e in tempo reale la conoscenza di fatti e idee tra persone nelle varie parti del mondo. Ma come l’invenzione della stampa non ha prodotto “l’Uomo nuovo” (ci si ammazzava prima e ci si è ammazzati dopo in guerre sempre più sanguinose) così la conoscenza digitale non potrà portare alla
palingenesi umana, al “Mondo nuovo”.
Pensarlo e teorizzarlo è da ingenui oppure è un tragico inganno ideologico che come altri del secolo scorso non hanno prodotto un solo uomo nuovo ma milioni di cadaveri di poveri esseri umani.
Quando la tecnica diventa idolo e ideologia dimenticando la complessità del pensiero e dei sentimenti umani allora cominciano guai seri. Ma questo l’aveva già detto Heiddegger.
È quindi necessario confidare nella saggezza degli italiani, che pur avendo legittimi motivi di critica e di disincanto per la politica, dovranno riflettere sulle conseguenze che ogni voto può determinare per la vita del nostro paese. Ad aiutare la riflessione e a sventare i pericoli per la democrazia abbiamo, per fortuna, la nostra Costituzione che con chiarezza indica quale percorso forze politiche, istituzioni e cittadini devono compiere per uscire dai difficili momenti di crisi.
La forza delle nostre Istituzioni, disegnate dai padri costituenti oltre sessanta anni or sono, costringerà anche forze come M5S a confrontarsi con la realtà uscendo dalle banali e rozze fumisterie ideologiche “sono tutti uguali”, “mandiamoli tutti a casa”, “noi non siamo di destra o di sinistra ma sopra e vi controlliamo tutti”.

comico e capo-comico

comico e capo-comico

La politica è l’arte del possibile, delle scelte e dei punti di convergenza tra diversi, l’opposto del disprezzo per l’altro e delle non scelte che non distinguono il valore e la statura morale delle persone semplicemente perché non sono dei “nostri”.
Infatti sabato 16 marzo i deputati e i senatori di M5S hanno perso la buona occasione di votare due persone per bene alla presidenza di Camera e Senato per un miserevole e autolesionista pregiudizio ideologico.
In oltre sessant’anni le istituzioni della Repubblica hanno avuto anche una funzione pedagogica, sulla pratica della democrazia e sul rispetto dei valori fondanti della nostra Costituzione, nei confronti di tutte le forze politiche che sono state presenti in Parlamento.
L’avranno anche in futuro con chi, come M5S, nuovo nel panorama politico, si auto rappresenta eticamente superiore e investito di una missione, che con supponenza afferma essere condivisa dalla maggioranza dei cittadini, mentre al contrario ha avuto il consenso di un quarto del corpo elettorale.
Dario Manzo

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