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Elezioni Febbraio 2013 – Un’analisi del voto

5 marzo 2013

 Le elezioni non sono andate come si sperava. Il risultato del PD è deludente, solo grazie al “porcellum” abbiamo la maggioranza dei deputati, mentre al Senato a causa del “porcellum” gli elettori non hanno dato una maggioranza a nessuna forza politica. La coalizione di centro sinistra, e prima di tutto il nostro partito, non ha convinto un numero tale di elettori da consentirle di governare il paese nella stabilità.

Dall’esaltazione della vittoria sicura non dobbiamo però passare alla depressione della sconfitta o al suicidio “perchè tanto in Italia non c’è nulla da fare per i progressisti.”

In premessa va considerato un dato sociologico e di cultura politica e quindi di visione del mondo, che ci dice come i cittadini italiani siano per la maggioranza moderati/conservatori affini al pensiero di destra, liberista e individualista. Partite Iva, liberi professionisti, commercianti, imprenditori, tutti coloro che operano nell’economia sommersa, costituiscono un blocco sociale incline alla conservazione delle proprie rendite di posizione, ma anche disposto alla delega in bianco all’uomo della provvidenza di turno o al pifferaio magico, e contemporaneamente feroce critico della politica e dei politici. A questo blocco sociale nei momenti di crisi o di scelte radicali si affiancano altri gruppi di cittadini (disoccupati, pensionati, casalinghe) che sull’onda della semplificazione emotiva del pensiero politico accettano questo “senso comune” facendo pendere la bilancia dalla parte della destra. È  accaduto nel ’22, nel ’48, nel ’94 e anche domenica scorsa, seppur con caratteristiche peculiari, e ogni singolo elettore se ne deve assumere la responsabilità.

Intendo dire che per la sinistra è dura, e per niente scontato, anche nella variante di alleanza di centro sinistra, conquistare il consenso degli elettori.

Quindi non è un semplice problema di comunicazione inefficace e neppure

di programma, ma di una struttura sociale con un dna conservatore da una parte e dall’altra da prove di governo, (nel ’96/2001 e nel 2006/08), poco esaltanti, che hanno determinato negli elettori una sfiducia nelle nostre capacità di governo.

Disarticolare un blocco sociale per riaggregarne uno nuovo su un realistico programma di rinnovamento è una operazione difficile e complicata a fronte di promesse come “meno tasse per tutti” o “condoni tombali su tutto” o “usciamo dall’euro e la crisi si risolve”.

Noi non possiamo inseguire la destra su questo terreno; dobbiamo però dare risposte chiare, in modo comprensibile, sulla richiesta dei cittadini di serietà e moralità della politica e dei politici, su come far ripartire lo sviluppo per far uscire ormai milioni di nostri concittadini dalla povertà, su come creare lavoro per i giovani.

Noi lo abbiamo fatto, ma evidentemente in modo pasticciato e poco credibile per una parte degli elettori.

In metafora teatrale il copione era molto buono ma la recita è stata un disastro.

Il caso Lombardia  è esemplificativo di quanto ho detto. A fronte di una maggioranza di centro destra e di un sistema politico affaristico travolta dagli scandali e dalle inchieste giudiziarie gli elettori lombardi hanno dato fiducia a una proposta politica e a Maroni  che del sistema precedente sono gli eredi.

Chi sale e chi scende

La novità politica è il movimento di Grillo che alla Camera dei deputati ha preso il 25,5% dei voti, il nostro partito il 25,4% e il PDL il 21,4%. Cioè siamo rimasti inchiodati a quel 25% che i sondaggi di un oltre un anno fa ci attribuivano,  ben lontani da quel 36/38%  dei sondaggi post primarie. Inoltre i giovani non ci hanno votato in modo massiccio, infatti al Senato la nostra percentuale sale al 27,4% e i “grillini” scendono al 23,8% e il PDL si attesta  al 22,3%, e il consenso dei giovani è un problema che dobbiamo affrontare.

2013-analisi-del-voto-degli-italiani

Come è potuto accadere che un movimento nato da pochi anni, con un “front men”  personaggio dello spettacolo, abbia avuto il consenso di un quarto dell’elettorato? Ancora in metafora teatrale possiamo dire che il copione di M5S era labile, contraddittorio, in parte anche copiato da altri testi (anche il nostro), ma recitato in modo efficace da chi ha una carriera  sul palcoscenico.

Ma non c’è solo questo, il successo del M5S è il precipitato di 20 anni di berlusconismo. Ovvero la storia di un imprenditore spregiudicato che da impresario di spettacoli  televisivi di intrattenimento e di raccoglitore di pubblicità , ha  germinato dalla sua azienda televisiva un partito politico che ha dominato nel bene (poco o nulla) e nel male (molto) l’orizzonte politico italiana per quasi venti anni. Un imprenditore/politico coinvolto in inchieste giudiziarie, anche sordide ed infamanti, e condannato per vicende economiche delle sue aziende, un vecchio e ricco signore che si vanta di un vigore sessuale soddisfatto con giovani ventenni. Un uomo che ancora nel 2011 negava la crisi perchè, diceva “i ristoranti e gli aerei sono tutti pieni”. Tutto questo ha generato il discredito per la politica e per i politici senza distinguere, “sono tutti uguali”. Gli  italiani disgustati non hanno premiato Berlusconi, che ha quasi dimezzando i suoi voti dalle precedenti politiche, ma anche con noi non sono stati teneri.

Questi  voti, di centro destra, non sono andati al PD ma  neppure alla lista Monti (l’opposto della strategia di Casini – Monti e anche della nostra).

Da analisi dei flussi elettorali risulta  che M5S ha preso voti per un 27% da PDL-Lega, per un 12%,dall’IDV, per un 11% dal PD e per un 37% recuperando gli astenuti. Da queste analisi risulta evidente il carattere composito dell’elettorato dell’M5S e delle contraddizioni che ha al suo interno; da una parte una radicalità nella richiesta di cambiamento affine al nostro programma, dall’altra l’affidarsi all’uomo solo al comando che è l’opposto dello spirito delle primarie.provenienza-consenso-movomento-5-stelle

Sono nodi che il movimento dovrà scogliere ora che è entrato a pieno titolo nelle istituzioni parlamentari.

Del centro, raccolto attorno alla lista Monti, si può dire che ancora una volta ha dimostrato con il 10,6% di non avere forza attrattiva sull’elettorato moderato.

La sinistra radicale, Rivoluzione Civile, ha compiuto un perfetto suicidio politico per presunzione ideologica e per insufficiente capacità di analisi della società italiana in questa fase storica.

Anche a Trezzano il voto ha dato risultati sostanzialmente analoghi a quelli nazionali. L’elettorato trezzanese ha dato per la camera al  PD il 23,5%, al PDL il 23,46% e a M5S il 26,82% pari a circa il 75% dei voti. Ne risulta che l’attuale maggioranza di centro destra a Trezzano non è più tale perchè PDL, Lega, Fratelli d’Italia  sono al 31% e   questo apre prospettive interessanti per le prossime amministrative perché PD, SEL e M5S sono al 54% nei voti par la camera.

Alle regionali in Lombardia Ambrosoli ha perso dopo le speranze prodotte dalla vittoria di Pisapia a Milano; interroghiamoci senza fustigarci.

Prima di tutto i dati : Maroni 43,4% , Ambrosoli 38,1%,  Carcano 13,2% , Albertini il 4,1%, Pinardi 1,2%. Cioè Maroni non ha raccolto la maggioranza dei cittadini lombardi a differenza del suo predecessore che ha sempre superato ampiamente il 50%  dei votanti. Inoltre a Milano Ambrosoli ha raccolto il maggior numero di consensi 48% contro il 34% del leghista e anche nei capoluoghi di provincia il centro sinistra è in vantaggio, sono le provincie lombarde ad aver decretato la vittoria di Maroni, la Lombardia profonda. Il sistema elettorale non è indifferente, il sistema a doppio turno come per i sindaci, probabilmente avrebbe decretato la nostra vittoria, come a Milano con Pisapia.

Il nostro Partito

Il Partito Democratico non ha vinto elezioni che doveva vincere (in questo senso ha perso) e giustamente si deve discutere. Gli elettori non sono stati generosi con noi. Siamo stati colpiti ma non travolti dall’onda del

grillismo, misto di antipolitica e di volontà di cambiamento radicale. Colpiti ingiustamente? In parte no, perché è evidente, ora, che non abbiamo fatto capire la nostra diversità sia come forza politica che come proposta politica. Ma i fondamentali ci sono; le primarie per la scelta del candidato premier sono state una prova di apertura alla società che con oltre tre milioni di cittadini ha scelto con il 58% Bersani come competitore per le elezioni nazionali. I cittadini hanno scelto, non gli apparati nelle chiuse stanze della sede del partito e quindi a maggior ragione non vale dire

“Se ci fosse stato Renzi”.   La storia non si fa con i se e i ma. Ma noi non abbiamo fatto solo questo, perchè un milione di italiani ha partecipato in situazione organizzativa d’emergenza, tra Natale e capodanno, alle primarie per i candidati al Parlamento, scelti quindi dagli elettori, a cui dovranno rispondere, e non dai boss del  partito.

Questa pratica deve essere un punto fermo e va reso onore a Bersani di aver tenuto il punto senza cedere a settori del partito che volevano riproporre vecchi metodi di selezione. Cosi come va dato atto a Bersani di aver favorito il rinnovamento, chiesto da Renzi, con il passo indietro dei “padri storici”. Se non avessimo fatto tutto ciò saremmo stati travolti.

Il  governo Monti ha evitato all’Italia una fine drammatica ma ha caricato sul nostro partito grandi responsabilità che il nostro elettorato potenziale non ci ha riconosciuto o ha addirittura vissuto negativamente perchè  non siamo riusciti a battere il gioco di interdizione del PDL, ad esempio sulla legge elettorale o sulle norme anticorruzione.

Ma anche il comportamento di nostri esponenti politici, vedi il “Sistema Sesto” o Siena e il Monte dei Paschi o il caso Lusi, hanno certamente inciso sul voto al PD.

Dobbiamo essere i primi a troncare il rapporto perverso tra politica, amministrazione e affari, se vogliamo essere credibili agli occhi degli elettori.

Detto questo, che deve essere oggetto di una severa ma anche serena discussione, lasciano interdetti i commenti di alcuni esponenti, seconde file del partito, improntati più alla lotta per il potere nel partito che per affrontare responsabilmente la fase nata con queste elezioni. Ritengo che la “rottamazione” di D’Alema e di Veltroni debba anche coinvolgere tanti d’alemiani e veltroniani, comprimari ed epigoni dei loro vecchi leader, che hanno vista sfumare l’occasione di ministro o sottosegretario. Sono comportamenti non accettabili se vogliamo che il partito affronti con serietà e compattezza il difficile momento, perchè su di noi incombe il dovere di governare questo paese.

Quale governo?

Innanzi tutto il numero dei parlamentari delle diverse forze politiche al Senato consente solo due possibili maggioranze: la prima la riproposizione delle grandi intese, PDL, PD e Monti, la seconda una maggioranza composta da PD e da M5S. Altro non c’e se non il ritorno alle urne. La prima maggioranza riproporrebbe lo schema dell’ultimo anno, il PDL a difesa degli interessi del capo, il nostro partito impegnato a ottenere maggiore equità sociale e norme severe sulla corruzione e il malaffare, Monti a mediare, ovviamente portando al ribasso le nostre istanze politiche e alla fine un simile governo non reggerebbe a lungo perchè Berlusconi toglierebbe la spina al momento opportuno per i suoi interessi e noi rimarremmo con il cerino acceso in una mano e un pugno di mosche nell’altra.

No grazie abbiamo già dato.

Infatti con questa soluzione i nostri elettori fuggirebbero vedendo in M5S l’unica vera opposizione in grado di diventare maggioranza di cambiamento. La seconda ipotesi vede invece un’alleanza tra forze, PD e M5S, che vogliono il cambiamento e che insieme potrebbero definitivamente chiudere il ventennio berlusconiano.  Non è facile perchè bisogna fare i conti sia

con una tradizione, anche nostra purtroppo, di trattative più attente alle poltrone da scambiare sia con un’ impostazione leaderistica del movimento 5 stelle. Ma noi dobbiamo scommettere sulla voglia di cambiamento degli eletti in quel movimento e sulla loro autonomia  di giudizio, senza vincolo di mandato cosi come è scritto nella Costituzione.

A noi spetta l’onere della proposta come forza di governo; Bersani, se  Napolitano gli affiderà l’incarico, stenda un programma forte, di cambiamento sostanziale, su pochi pilastri chiari:

1) una legge sul conflitto d’interessi che risolva una volta per tutte il problema in modo analogo a quello di altri paesi occidentali,

2) tagli ai costi della politica, riduzione del numero dei parlamentari, riduzione dei loro stipendi e benefit riportandoli alla media europea, riorganizzazione degli enti territoriali già tentato dal governo Monti ma bloccato da PDL e Lega,

3) una nuova legge elettorale che coniughi governabilità e rappresentatività degli elettori,

4) politiche di sviluppo che diano ossigeno alle aziende e posti di lavoro per i cittadini

5) una legge anticorruzione e sul falso in bilancio seria che separi in modo netto la politica dagli affari e impedisca una volta per tutte la lottizzazione degli incarichi dirigenziali negli ospedali, nelle ASL e nelle aziende pubbliche.

Bersani vada in parlamento con questo programma e con uomini nuovi e competenti al di sopra di ogni sospetto,  chiedendo la fiducia ai gruppi parlamentari. Se è scontato il voto contrario di PDL e Lega, per quale ragione  il gruppo parlamentare M5S, che è entrato nelle istituzioni per cambiare le cose, non dovrebbe dare la fiducia ad un esecutivo che per uomini e programma vuole attuare quel cambiamento forte richiesto dalla maggioranza dei cittadini, senza inciuci e trattative sottobanco ma alla luce del sole delle aule parlamentari?

Se cosi non fosse i grillini si assumerebbero la grave responsabilità di impedire la governabilità e il cambiamento possibile, solo per un calcolo di convenienza elettorale perchè pensano che con nuove elezioni aumenteranno i consensi (roba da Ghino di Tacco, altro che nuova politica). Ma nuove elezioni non garantiscono risultati certi a priori, come si è visto in questa tornata, anche perchè il programma di governo si trasformerebbe nel nostro programma elettorale sul quale chiedere il consenso dei cittadini denunciando chi ha impedito la sua attuazione.

Il segretario del Circolo PD di Trezzano

 Dario Manzo

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3 commenti leave one →
  1. Lorenzo permalink
    10 marzo 2013 01:07

    Io sono un’artgiano-commerciante che ha creato posti di lavoro, pagato tasse e che ha votato perchè, schifato da Berlusconi, per il PD. Leggo che dovrei anche essere catechizzato, perchè ignorante e con scarso senso civile. Forse non vi siete accorti che vi è passato sopra un treno, ma voi siete comunque convinti di essere i soli con la vostra cultura elitaria a portare avanti il paese. Io invece sono convinto che questo paese abbia bisogno di persone che pur chiedendo sacrifici mi prospettino un futuro di crescita ordinata per quanto sia possibile, ma di sicuro non miracolistica. Noto anche come vi dimentichiate con facilità il coinvolgimento di vostri esponenti in faccende poco chiare o peggio ancora (anche a Trezzano abbiamo dimenticato l’ex sindaco?).
    Come si fa a distinguere chi è più ladro?
    Nella campagna elettorale non ho sentito dire: dimezziamo i parlamentari, via le province, via gli enti inutili, dimezziamo gli stipendi ai politici, accorpiamo i comuni sotto i 5000 abitanti ecc. ( gli abitanti di Livorno saranno sempre Livornesi, come i Lodigiani o i Morteronesi (36 abitanti).

    Temo che mio malgardo alle prossime votazioni, turandomi il naso, voterò 5 Stelle. Non sono dei politici, ma forse ci aiuteranno a mandarvi a casa con tutta la classe politica vecchia.

    • 10 marzo 2013 17:36

      Sarebbe molto facile replicare che chi si è deciso a votare Pd alle ultime elezioni, perchè schifato da Berlusconi, è chi ha votato Berlusconi per anni, per anni accettando e di fatto sostenendo una politica che ha mandato allo sfascio il paese. Un partito che non ha fatto nemmeno gli interessi dei propri elettori.
      Ora che il Pd un governo non lo ha ancora nemmeno formato, è già da liquidare senza appello. Gli 8 punti non sono abbastanza precisi (infatti le proposte di legge si fanno una volta insediato un governo, ma son dettagli…).
      Quindi, se non ho capito male, la critica sarebbe la seguente: son già 2 settimane che son finite le elezioni e ancora il Pd non ha abolito le spese della politica, ergo la prossima volta voto M5S.
      Boh!

    • 11 marzo 2013 15:28

      Pubblico la risposta di Dario Manzo, segretario del circolo di Trezzano, a Lorenzo:

      Prima di tutto ti ringrazio per aver dato fiducia al PD votandolo, poi ti ringrazio perché il tuo commento mi consente di chiarire meglio il senso di quello che ho scritto.
      Il riferimento a categorie sociali (professionisti, commercianti, artigiani, imprenditori, ecc) che formano un blocco sociale che tradizionalmente guarda al centro destra come suo riferimento politico non vuole essere un giudizio morale sulle singole persone appartenenti a questi gruppi sociali. Studi di analisi sociale e politica indicano che questi gruppi, dal dopoguerra ad oggi, hanno dato, in maggioranza, il voto ai partiti di centro e di destra, prima la DC, poi FI e Lega e infine PDL. Nulla di male perché in Italia con la democrazia sono i cittadini elettori a scegliere chi dovrà guidare il paese. D’altronde anche le forze di sinistra tradizionalmente,dal PCI al PD, hanno sempre avuto voti dagli artigiani e dai commercianti. Io penso, oltretutto, che il mio partito debba prestare molta più attenzione alle richieste di modernizzazione della macchina burocratica dello Stato provenienti da queste categorie produttive.
      Poi vorrei tranquillizzarti dicendoti che ci siamo accorti che ci è passato sopra un treno. Accidenti se ne siamo coscienti e stiamo discutendo proprio di questo a tutti i livelli del partito, dal Circolo di Trezzano fino alla Direzione del partito, con la massima trasparenza; i lavori della Direzione aperti ai giornalisti e la sintesi della discussione a Trezzano sul Blog del Circolo. Noi non ci nascondiamo e non copriamo le faccende poco chiare che ci coinvolgono. Nel documento ho citato come fatti estremamente negativi il Monte dei Paschi, il sistema Sesto, e la questione Lusi. Per quanto riguarda Trezzano, che tu citi, non abbiamo nascosto la testa sotto la sabbia, il sindaco uscente non è stato ricandidato, il gruppo consigliare rinnovato integralmente così come il coordinamento del Circolo.
      È vero in campagna elettorale i temi che tu citi si sono sentiti poco, non siamo stati in gradi di farli diventare temi centrali (infatti anche di questo stiamo discutendo nel partito) ma erano nel nostro programma, ti invito verifica, e sono tra gli otto punti che Bersani e la direzione del partito mercoledì scorso ha indicato come programma di governo da presentare al Parlamento quando avrà l’incarico dal Presidente della Repubblica.
      Spero di aver chiarito meglio il mio pensiero e risposto alle due precise osservazioni e quindi mi auguro che tu possa avere, nel futuro, ancora fiducia nel Partito Democratico (il partito però la tua fiducia se la deve meritare) senza dover turarti il naso per votare 5 Stelle. A questo proposito ti pongo il una domanda. Vogliono “mandare tutti a casa”. E poi? Vorrei una risposta.

      Il segretario del circolo PD di Trezzano sul Naviglio
      Dario Manzo

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