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Intervento del segretario Dario Manzo

10 dicembre 2012

Comunicazione

Banalmente la comunicazione è il fondamento della vita sociale dell’umanità perché essa è lo strumento che crea la relazione tra gli uomini.

Come sottoinsieme si ha la “comunicazione politica”, cioè la trasmissione delle idee su come affrontare e risolvere i problemi di convivenza della “polis”.

Karl Marx con il “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 (Engels mi scusi) ha dato la più efficace  prova di comunicazione politica  degli ultimi 164 anni.

“Proletari di tutto il mondo unitevi, non avete nulla da perdere tranne  le vostre catene” è una sintesi comunicativa che ha avuto grande successo in tutto il mondo; il movimento operaio organizzato

è nato da lì; anche una parte di noi democratici viene da lì.

Ma dietro questa frase c’è il pensiero di Hegel, la sua critica, da parte della sinistra hegeliana, l’analisi della struttura del capitalismo dell’ottocento fatta da Marx e sviluppata nel “Capitale”.

In  sostanza non può esserci comunicazione politica senza uno spessore di pensiero, se non è così

è fuffa e in questi ultimi vent’anni di fuffa ne abbiamo ascoltata tanta e questa è una delle ragioni dello stato delle cose in Italia.

Un sotto sottoinsieme è la “comunicazione elettorale”, alias propaganda, che ha come scopo primario la raccolta del consenso per giungere al potere. Può avere come modello il marketing pubblicitario, nel quale  è importante l’efficacia del messaggio a prescindere dalla sua veridicità, veicolando slogan e promesse senza curarsi della loro fattibilità, oppure al contrario, pur tenendo conto che il “medium è il messaggio”, riempie di contenuti, ancorati a pensieri forti, la comunicazione elettorale creando un legame saldo e duraturo tra chi trasmette e chi riceve.

Se l’efficacia dell’atto comunicativo in politica è il consenso, chi ha sbagliato modalità comunicative nelle primarie tra Bersani (l’usato sicuro) e Renzi (il rottamatore)?

Primarie

Le primarie sono l’elemento costitutivo e distintivo del Partito Democratico. L’abbiamo dimostrato in modo indubitabile nelle primarie per la scelta del candidato Premier; una vera battaglia politica tra idee e personale politico, che pur risiedendo nello stesso recinto, avevano tra loro valenze diverse.

Un partito contendibile che affida al popolo delle primarie le scelte più importanti, l’opposto del partito padronale del vecchio ricco signore che non ha voluto o potuto affidare ai cittadini di centro destra la scelta del loro candidato, dopo averli illusi che anch’essi avrebbero avuto questa possibilità. Certo non ha aiutato l’operazione la classe dirigente di centro destra francamente imbarazzante tra pigmei politici e yes man senza pudore e a parte mettiamo gli assidui frequentatori delle aule di giustizia tra i quali anche il vecchio ricco signore.

Le primarie sono un potente strumento di battaglia politica perché diffondono le nostre idee e i nostri programmi a milioni di cittadini che infatti hanno risposto partecipando alle ultime primarie in oltre tre milioni. Non dobbiamo disperdere questo patrimonio, abbiamo il dovere di combattere la demagogia e il populismo con le armi della democrazia estendendo il metodo alla scelta dei candidati per il parlamento. Chi deve votare? Tutti coloro che si sono registrati alle primarie di novembre. Il corpo elettorale che ha votato per  il candidato Premier e il programma deve poter indicare i candidati parlamentari che quel programma dovranno attuare. Chi deve essere votato?

In linea di principio tutti coloro, iscritti al Partito Democratico o indipendenti, che accettano di sottoscrivere i valori e il programma del candidato Premier e abbiano un minimo di consenso certificato dalle firme dei loro presentatori. Se le altre forze che hanno partecipato alle primarie di novembre vorranno aderire a questa modalità di partecipazione dei cittadini, dovremmo essere aperti, perché abbiamo verificato quale peso ha il Partito Democratico.

Accanto alle primarie per i candidati in Parlamento, a mio parere, deve esserci anche la possibilità per il partito di mettere in lista un nucleo di alte personalità che rappresentino il meglio della cultura, dell’arte e della scienza e che abbiano l’occhio lungo sulle scelte politiche di fondo che il Parlamento dovrà prendere nel prossimo futuro.
Crisi di governo
Dopo la pantomima delle primarie del centro destra, dopo la resistibile offensiva di Alfano e del gruppo dirigente del PDL alla volontà del vecchio e ricco signore, che in fondo ha ragione, è lui che paga, il “dinosauro” è tornato. Ha rovinato l’Italia ed ora ritorna in campo a settantasette anni per un’ultima disperata difesa dei suoi interessi economici e giudiziari. Una sorta di ridotta della Valtellina  vagheggiata da Mussolini fuggiasco sul lago di Como. Questo deve essere chiaro agli italiani. L’irresponsabile eliminazione dell’ICI ha costretto il governo Monti, tre anni dopo, a introdurre l’IMU, a tambur battente, per far cassa e scongiurare il fallimento del bilancio dello Stato.
Le balle raccontate da Tremonti, “i conti sono in ordine”, le facezie del ricco e vecchio signore, “ma dov’è questa crisi, i ristoranti sono affollati”, nascondevano l’inazione di un Presidente del Consiglio inadeguato, impegnato a fare cucù , dietro una colonna , alla cancelliera tedesca, ma forse anche agli italiani.
Il differenziale con i Bund tedeschi a fine 2011 (oltre 650 punti) ci costringeva a finanziarci con tassi di interesse oltre il 7%, aumentando cosi il nostro debito pubblico, ovvero più tasse per tutti i soliti noti e meno posti di lavoro. Agli inizi della settimana appena trascorsa, dopo oltre un anno di governo Monti, si era scesi a meno di 300 punti dimezzando gli interessi e dando respiro al bilancio dello Stato. Ebbene la decisione del vecchio e ricco signore di togliere la fiducia al governo ha fatto subito salire il differenziale e aumentare così gli oneri degli interessi sul debito. La sua irresponsabilità è evidente e dobbiamo sottolinearla, ma accanto dobbiamo dire con forza quali sono le nostre priorità per far ripartire l’Italia. Il lavoro per dare certezze, subito, alle famiglie, investimenti nella scuola e nella ricerca per il futuro e le speranze dei giovani, una politica trasparente e partecipata per combattere l’antipolitica, le istituzioni rispettate perché efficienti e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini, l’Europa come dimensione imprescindibile per una politica che deve confrontarsi con il mondo.

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