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La posizione del PD sul Piano di Governo del Territorio

10 ottobre 2012

Noi del Partito Democratico non siamo d’accordo per molte ragioni con questo Piano di Governo del Territorio proposto dalla giunta Tomasino. In primo luogo per la logica che lo supporta. Non un criterio di priorità collettiva, ma la sommatoria degli interessi particolari, certamente legittimi, ma casuali, che si sono espressi esplicitamente o implicitamente.

In secondo luogo per la quantità abnorme dell’incremento abitativo previsto. Nel piano si concede la costruzione di 235895 metri quadri calcolando un massimo di 3391 nuovi abitanti; considerando dunque necessari per ciascuno di essi ben 69,5 mq. Chi vive a Trezzano sa benissimo che in 70 mq non ci vive una sola persona ma un’intera famiglia. Il parametro più realistico è 35 mq per abitante , dunque la quantità di nuovi abitanti prevedibile si raddoppia. Se poi consideriamo le diverse centinaia di appartamenti già costruiti e non abitati, perché invenduti,  i nuovi ambiti di trasformazione decisi dalla maggioranza di destra, se tutti realizzati, porterebbero ad un incremento massimo di popolazione di circa 40 %, con conseguenze disastrose per la vivibilità della città. Conseguenze che costituiscono la terza ragione del nostro disaccordo. Questo piano invece di risolvere, o almeno di attenuare, gli squilibri della nostra città li accentua. Attualmente abbiamo adeguate strutture scolastiche e spazi pubblici, mentre gravi carenze vi sono nel sistema fognario e nella viabilità. L’espansione della popolazione , a meno di enormi investimenti pubblici, impossibili nel breve e nel medio periodo,  è evidente che non  può che peggiorare ciò che va bene e di aggravare ciò che va già male.

La quarta ragione è che il piano non distingue ciò che è prioritario da ciò che è secondario o accessorio.

La quinta è data dalla previsione, dal timore molto fondato, che si prosegua con la pessima abitudine di concedere la costruzione di abitazioni senza prima aver concretamente realizzato le l strutture viarie, fognarie, scolastiche, ecc. E’ importante sottolineare la parola “prima”. Nel piano queste  strutture aggiuntive sono previste; però quel che è successo, succede e, purtroppo, succederà lo sappiamo tutti: le case , i condomini si costruiscono, le strutture pubbliche si promettono e non si fanno.

Non ci limitiamo a criticare , facciamo anche delle proposte alternative.

Preso atto delle poche risorse a disposizione consideriamo, in sede di pianificazione del territorio, prioritario affrontare le problematiche relative  ad alcune aree fortemente degradate come la ex Demalena o fonte di pericolo come la Brenntag, all’inquinamento e alla viabilità, soprattutto nell’area Risorgimento /via Roma/ Ponte Gobbo, alla frammentazione urbanistica, sociale e culturale che accentua le difficoltà nella gestione del bene collettivo.

E’ evidente che la fonte primaria di risorse per un progetto di città futura non può che venire dall’incremento abitativo, ovvero dagli oneri di urbanizzazione. Questo incremento deve essere però calibrato in modo tale da massimizzare i  benefici e minimizzare le conseguenze negative. Noi  proponiamo di concedere la trasformazione, ma con un indice inferiore a quello deciso dalla giunta di destra, solo in tre aree strategiche nelle quali l’interesse del privato si concilia con quello pubblico: l’area ex Demalena, la Brenntag e quella intorno alla stazione ove concordiamo con la maggioranza sorga il centro pubblico, baricentro della città e dell’asse pedonale di connessione dei principali nodi della vita cittadina.

L’intervento sulla Demalena permette da un lato il risanamento di un’area fortemente degradata, dall’altro il sorgere di spazi e momenti di aggregazione in un quartiere bisognoso di tutto come la Marchesina. Quello sulla Brenntag è finalizzato ad allontanare dalla città una fonte di traffico pesante e di grave pericolo d’inquinamento. L’edificazione in queste sole aree da un lato comporterà un incremento di popolazione, ma compatibile con le infrastrutture esistenti, dall’altro le risorse, con gli oneri di urbanizzazione, necessarie alla costruzione del secondo ponte sul Naviglio tra la fine di via Treves e la Vecchia Vigevanese.  Il secondo ponte è l’opera prioritaria, strategica per estirpare traffico ed inquinamento in via Indipendenza/ via Roma e contemporaneamente pedonalizzare il Ponte Gobbo, e dunque la realizzazione dell’asse pedonale S.Lorenzo/ Città Pubblica/Naviglio/Marchesina . L’anima della città futura.

Se non si disperderanno in mille incontrollabili rivoli, come ha intenzione di fare la giunta di destra, gli oneri di urbanizzazione provenienti dall’edificazione in dette aree strategiche, le risorse per la costruzione del secondo ponte ci saranno e saranno sufficienti.

La circonvallazione è utile a confinare il traffico di passaggio ai margini della città, ma la cosa più utile di essa è il secondo ponte sul Naviglio. Da solo è già sufficiente a liberare il nodo più trafficato ed inquinato della città . E per esso ci saranno le risorse per realizzarlo.

Gruppo Partito Democratico

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