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Art. 18: “Protezione non è una parolaccia, è una necessità”

27 febbraio 2012

Lo dichiara Bernadette Segol, segretario generale della Ces (Confederazione europea dei sindacati).

Pensare che il licenziamento facile sia la via d’uscita dalla crisi è impostazione sbagliata del problema della disoccupazione, che oltretutto, per quanto riguarda l’Italia, non rispecchia nè i numeri nè i fatti accertati. Infatti l’indice Ocse della «rigidità in uscita» colloca l’Italia (punteggio 1.77) ben al di sotto della media europea: appena sopra alla Danimarca (1.63), comunemente raffigurata come il modello ideale di flessibilità, e dotata di ammortizzatori sociali ben più sviluppati che in Italia. Nella classifica troviamo la Germania in testa: 3.00, ma anche i lavoratori di molti paesi dell’est come Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia, nei quali molte imprese italiane minacciano di delocalizzare, sono più tutelati di noi, rispettivamente a 1.92, 3.05 e 2.06.

Come si legge sul blog Cesaneremo, che cita uno studio comparato di Raffaele Falcone delle varie legislazioni a tutela dei lavoratori nei principali paesi europei, la famigerata rigidità del mercato del lavoro italiano è una bufala bella e buona.  Che qualcuno abbia interesse a propagarla non impedisce però a noi di volerci vedere chiaro, e questo studio è un utile contributo alla riflessione:

In Germania c’è il Kündigungsschutzgesetz(KSchG): per le imprese con più di 10 dipendenti, il licenziamento va giustificato. Il consiglio di fabbrica ha il potere di sospendere o annullare il licenziamento[…]

In Spagna, almeno fino all’approvazione della riforma in discussione in questi giorni, il licenziamento viene annullato quando il motivo del licenziamento consiste in una delle cause di discriminazione proibite dalla Costituzione o dalla legge, oppure sia derivato dalla violazione dei diritti fondamentali e delle libertà del lavoratore. Ne segue il reintegro immediato del lavoratore nel posto di lavoro e un indennizzo pari ai salari non percepiti causa il licenziamento.[…]

n Gran Bretagna è in vigore dal 1978 l’Employment Protection Consolidation Act, cioè la legge che sancisce il principio della reintegrazione nel posto di lavoro di fronte al licenziamento considerato illegittimo (Unfair dismissal). È automaticamente considerato sleale per un datore di lavoro licenziare un dipendente, a prescindere dalla durata del servizio e per un motivo legato alla discriminazione (protetti dalla legge sull’uguaglianza 2010).[…]

In Francia lo scioglimento del rapporto è sottoposto a un pesante controllo amministrativo e giudiziario: le imprese devono dimostrare la colpa del lavoratore nel caso di licenziamento individuale e l’esistenza di valide ragioni economiche nel caso di licenziamenti collettivi.[…]

Insomma – si legge nel blog originale Il Corsaro l’altra informazione – la protezione dal licenziamento ingiustificato, anche e soprattutto attraverso il reintegro sul posto di lavoro, è tutt’altro che una bizzarria italiana. In tutti i maggiori paesi europei, seppure con alcune differenze specifiche, esistono strumenti dello stesso tipo dell’articolo 18, a tutela del diritto dei lavoratori a non essere licenziati arbitrariamente.

Ora se è vero che “una bugia ripetuta molte volte diventa verità” è anche vero che non siamo tutti decerebrati, per fortuna. E personaggi competenti, oltre agli infidi sindacati, emissari del male, hanno analizzato la norma e hanno espresso le loro conclusioni qui Appello dei giuristi a difesa dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori Si sono espressi a favore dell’art. 18, tra gli altri, Sergio Mattone, Presidente Emerito Corte di Cassazione Sezione Lavoro e diversi docenti universitari.  L’elenco delle firme è reperibile sul sito Studio Legale Associato

“L’articolo diciotto: le verità nascoste”Desta grande sconcerto, tra gli operatori giuridici (avvocati, magistrati) che quotidianamente hanno a che fare, per il loro lavoro, con la tematica dei licenziamenti, il livello di approssimazione e di assoluta lontananza dalla realtà con cui tanti autorevoli personaggi della politica, del giornalismo e persino dell’economia affrontano l’argomento, contribuendo ad alimentare una campagna di disinformazione senza precedenti.
Sta infatti entrando nella convinzione del cittadino (che non abbia, in prima persona o attraverso persone vicine, vissuto il dramma della perdita del posto di lavoro) la falsa impressione che in Italia sia pressoché impossibile licenziare, persino nei casi in cui un’impresa, in comprovate difficoltà economiche e finanziarie, con forte calo di ordini e bilanci in rosso, avrebbe necessità di ridurre il proprio personale (caso spesso citato nei dibattiti televisivi per mostrare l’assurdità di una legislazione che ingessi fino a questo punto l’attività imprenditoriale).[…]

Tali licenziamenti sono già consentiti, e secondo l’art. 30 della legge 183 del 2010 “il controllo giudiziale è limitato esclusivamente (…) all’accertamento del presupposto di legittimità e non può essere esteso al sindacato di merito sulle valutazioni tecniche, organizzative e produttive che competono al datore di lavoro”.
Cosa si vuole di più? Perchè si vorrebbe impedire al giudice anche un accertamento di legittimità (e non di merito) sulle motivazioni addotte? Forte è il sospetto che in questo modo si voglia consentire al datore di lavoro di liberarsi di dipendenti scomodi semplicemente adducendo una motivazione economica, anche se non vera. Sancendo così, automaticamente, il pieno ritorno agli anni cinquanta, quando i licenziamenti erano assolutamente liberi e la Costituzione nei luoghi di lavoro, faticosamente introdotta nel 1970 dallo Statuto dei lavoratori, semplicemente un sogno.

Non dimentichiamo quanto è costato ottenere lo Statuto dei lavoratori (approvato dalla Camera maggio 1970): mesi di intensi scioperi, vertenze, manifestazioni, occupazioni e perdita di guadagno.

Operai Montedison, 1969

Varese, sciopero 1969

Monza, sciopero 1969

Operaie Siemens, sciopero 1969

Sciopero Pirelli Bicocca, 1969

La reazione. Il giorno dopo l’approvazione dello Statuto del Lavoratori da parte del Senato:

12 dicembre 1969 - Strage di Piazza Fontana

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