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Riflessioni sul decreto Monti

10 dicembre 2011

1.      I Fatti – A) Iniziamo da tre cifre, duemila miliardi di euro di debito pubblico, settanta – ottanta miliardi di euro di interessi sul debito ogni anno, centoventi miliardi di euro annui di evasione fiscale. Queste sono zavorre che ormai da anni frenano la ripresa economica in Italia e che la allontanano dall’Europa. B) Dall’introduzione dell’euro, agli inizi del secondo millennio, la grande maggioranza dei paesi europei ha avuto governi di  centro destra euroscettici o tiepidi verso l’integrazione comunitaria, piuttosto inclini a un’Europa intergovernativa in opposizione alla costruzione di istituzioni comunitarie democratiche sovra governative. Così l’euro, moneta comune dei maggiori paesi europei, è rimasto senza la difesa di politiche economiche e fiscali europee impegnative per tutti i paesi aderenti alla moneta unica. Solo la Banca Centrale Europea ha voce sulla moneta , ma con il vincolo di difenderla da processi inflattivi. C) In Italia il processo d’integrazione europea, che doveva essere messo in moto dall’euro, è stato gestito per quasi otto anni su dieci dai governi Berlusconi Lega. La seconda intrinsecamente contraria al processo di costruzione degli Stati Uniti d’Europa, il primo costituzionalmente disinteressato a tutto ciò che non lo riguarda in prima persona.

2.      Le conseguenze – Era inevitabile che a un certo momento i tre punti precedenti si intrecciassero tra loro strangolando il nostro paese. Il peso del nostro debito pubblico (120% del PIL cioè il doppio di quanto previsto dai trattati europei) poteva trarre giovamento dall’euro se si fosse messo in atto a) il circolo virtuoso della costruzione di forti e indipendenti istituzioni europee, superando l’attuale Commissione con un vero Governo, b) un’attiva e seria politica europeista dell’Italia, c) processi di rientro dal debito pubblico da parte del governo italiano. Purtroppo così non è stato (solo lo sfortunato secondo governo Prodi è riuscito a ridurre sensibilmente il debito pubblico del nostro paese) e l’inazione dei governi di centro destra, che si è saldata con la debolezza politica dell’Europa, debolezza che PDL e Lega hanno contribuito a sviluppare, ha messo il nostro paese al centro della crisi sistemica che ha investito il continente. In un’Europa in grande difficoltà, il nostro paese, terza economia dell’area euro, è ancora più in difficoltà, per le note ragioni strutturali. Il peso economico dell’Italia è tale che i suoi problemi, se non saranno velocemente affrontati, possono essere esiziali per l’euro e per tutto il continente.

3.      Le responsabilità – Otto anni persi sono stati quelli dei governi di centro destra, con il Parlamento impegnato a legiferare,  le leggi ad personam, regolarmente bocciate dalla Corte Costituzionale; le modifiche alla nostra Costituzione, saggiamente bocciate dal popolo sovrano; le leggi contro la libertà di stampa o contro le intercettazioni disposte dall’autorità giudiziaria, quando questo era utile per il Presidente del Consiglio per metterle poi in un angolo quando non servivano più; la “devolution”, solo per compiacere l’alleato leghista. Ancora, il tempo perso nel dibattito sull‘art.18 dello Statuto dei Lavoratori con il Ministro del lavoro impegnato a spaccare i sindacati e a dare bastonate alla CGIL. Tempo perso e nessuna idea su come far ripartire l’economia italiana. Una rappresentazione dell’Italia da Forrest Gump, con ministre belle e giovani, ristoranti pieni di gente, dove i ricchi diventano più ricchi (forse perché evadono o eludono le tasse?) e, ma non si deve dire, i poveri diventano più poveri, e anche il ceto medio non se la passa bene (forse perché pagano le tasse fino all’ultima lira?). Nessuna idea di politica industriale ma tante idee per asservire la Rai e far prosperare la Fininvest. Nessuna idea su come rendere più efficiente e rapida la giustizia ma tante per far scappare dai processi il Presidente del Consiglio. Di tutto questo dobbiamo ricordarci per individuare le responsabilità di chi ha precipitato l’Italia e gli italiani nella peggiore crisi dal 1945.

4.      Il Partito Democratico – In questi anni di governo di centro destra il PD è cresciuto, con travaglio, ma è cresciuto e ha fatto le sue proposte sui vari temi della vita italiana.

  • Sul lavoro (il lavoro precario non deve costare meno del lavoro stabile)
  • sul welfare incentrato sulla persona
  • sulla sanità (i politici devono stare fuori dalla gestione)
  • sulle istituzione ( riduzioni del numero dei parlamentari e riduzione dei costi  della politica)
  • sull’Europa per costruire un governo economico europeo per difendere l’euro e far crescere il benessere dei cittadini.

Soprattutto non ha mai sottovalutato la crisi economica, che esplosa nel 2007/2008 negli Stati Uniti, ora attanaglia le economie occidentali e l’Italia in modo particolare. Ha sempre denunciato con forte preoccupazione il progressivo deterioramento delle condizioni delle famiglie, strette tra le crisi industriali che hanno provocato licenziamenti e cassa integrazione e l’inoccupazione dei figli. Ha sempre denunciato che, senza interventi strutturali per lo sviluppo, saremmo precipitati nel baratro e a questi segnali di grande preoccupazione il Presidente del Consiglio (Berlusconi, per chi stia cercando di dimenticarlo n.d.r.) rispondeva che il Partito Democratico era anti italiano perché spargeva sfiducia. Ora nel baratro ci siamo e stiamo aggrappati alla ripida parete sperando di non sfracellarci sul fondo.

5.      Il Governo Monti – Non è certamente il migliore dei governi possibili ma in questo momento è l’unico possibile e quindi il migliore, ringraziando l’artefice di un’impresa per nulla scontata, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È l’unico governo che ci può tenere aggrappati alla parete, farci riprendere fiato per poter poi risalire. Non è molto, ma nella situazione in cui siamo, è già tanto. L’alternativa erano le elezioni anticipate (ancora con il Porcellum) nei primi mesi del 2012, gestite dal governo di centro destra, sfiduciato dalla comunità internazionale e in carica solo per gli affari correnti. Diversi mesi di campagna elettorale, formazione di un nuovo governo, altre settimane per l’elaborazione e presentazione dei primi provvedimenti; si sarebbe arrivati a maggio/giugno e l’Italia con tutti i suoi abitanti si sarebbe già sfracellata in fondo al baratro. Altre cifre: nel 2012 ci saranno da rinnovare quattrocento miliardi di euro di debito pubblico e con tassi d’interesse crescenti, oltre il 7% o 8%, il peso degli oneri diverrebbe insostenibile, almeno trentadue miliardi di euro solo per interessi. L’Italia in ginocchio, con le casse dello Stato vuote, dovrebbe dichiarare fallimento, uscire dall’euro, svalutare del 20% o del 25% la nuova lira rispetto alla moneta comune e di conseguenza veder aumentare il proprio debito pubblico della stessa percentuale, arrivando a duemilacinquecento miliardi di euro, con importazioni di materie prime più care di un quarto. Uno scenario da incubo caratterizzato da una recessione feroce, da disoccupazione e dal possibile blocco degli stipendi nel settore statale.  Il vincitore delle elezioni, verosimilmente il centro sinistra si sarebbe trovato a governare non l’Italia ma le macerie del nostro paese. Ha prevalso la saggezza figlia del realismo. È dall’uscita di Fini dal PDL che è iniziata l’agonia del centro destra e da quel momento il Partito Democratico ha sempre denunciato la pericolosità di un governo destinato all’inazione, chiedendo un altro esecutivo che aprisse una nuova fase politica votata al risanamento e alla crescita. Il governo Monti non è certamente il governo espressione del centro sinistra, ma sicuramente rappresenta il superamento del berlusconismo, ormai lacerato in fazioni.  Un esecutivo che deve mettere il  nostro paese sulla linea di galleggiamento e consentire al vincitore delle elezione del 2013 di governare una nazione con un futuro soprattutto per i nostri giovani.

6.      Il Decreto – Se l’esigenza immediata è fare cassa subito per evitare il tracollo, il decreto Monti risponde a quell’obiettivo. Non sempre però centra l’obiettivo dell’equità, perché ad esempio fare cassa risparmiando sull’adeguamento all’inflazione delle pensioni superiori ai mille euro è ingiusto a fronte  dell’1,5% che devono versare coloro che hanno fatto rientrare i capitali in Italia. Ci dovrà essere un riequilibrio in sede parlamentare per migliorare nel senso dell’equità il decreto. Per onestà intellettuale si deve dire che questo è il primo provvedimento del governo e certamente non esaurisce il compito che si è dato. Altri provvedimenti seguiranno, quelli sullo sviluppo economico, sul fisco, sul mercato del lavoro che vede i giovani in grande difficoltà, quello che deve affrontare, in modo non demagogico, i nodi del sistema politico e istituzionale da riformare per renderlo più efficace ed efficiente. Su tutto questo il Partito Democratico darà il suo giudizio complessivo a un governo sostenuto da due forze politiche, avversarie per idealità, per riferimenti sociali e per proposte politiche, ma che in questo momento drammatico ed eccezionale convergono nel sostenere Monti come unica prospettiva per il Paese. Proprio per questo non possiamo far cadere le nostre proposte per l’Italia di domani, perché noi abbiamo un’idea di governo reale e strutturata e dobbiamo farla capire a tutti. Solo se dimostreremo, ai cittadini, ai nostri elettori, che il Partito Democratico nei momenti difficili non si tira indietro nel sostenere la salvezza della nazione, anche con le nostre proposte, potremo ottenere il consenso per guidare l’Italia nella prossima legislatura.

Dario Manzo

 

 

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One Comment leave one →
  1. 13 dicembre 2011 03:16

    Sensata e condivisibile l’analisi del nostro coordinatore. Però fino a un certo punto. Personalmente mi sento di dire due cose, anzi tre.
    Primo l’affermazione “Se l’esigenza immediata è fare cassa subito per evitare il tracollo, il decreto Monti risponde a quell’obiettivo” non è del tutto vera: anzi si è accontentato di poco! Certo non poteva spremere e strizzare la gente più di quel che ha fatto perchè non ci sarebbe stato più niente da cavarci. Dove poteva andare a ottenere di più (e le proposte le conosciamo tutti, fra le altre stipendi parlamentari, patrimoniale vera, armamenti, fiscalità meno benevola x la chiesa ecc.) non ci si è nemmeno avvicinato. Ha timidamente messo gli occhi sui panfili e qualche elicottero, sicuramente protetti da qualche barriera contabile. Ora questo non è solo un problema di equità, che già quello…, ma anche di efficacia del provvedimento. Se l’esigenza era di far cassa…
    Ma forse l’esigenza era qualcos’altro, ed è il secondo punto. Che cosa, nel nome del cielo, può aver convinto un tecnico così osannato, che a rigor di logica dovrebbe capirne, a proporre una misura così palesemente e tragicamente recessiva? Quando molti fra i maggiori economisti, qualcuno con un Nobel in soggiorno, ripetono che queste drammatiche, e dannate, crisi cicliche non solo non si combattono abbattendo il potere d’acquisto ma anzi, con la medicina dei tagli ai servizi e l’aumento di tassazione, si cronicizzano. Monti non poteva non sapere. Allora perchè seguire questo deprimente – economicamente e psicologicamente – protocollo clinico? Siccome il risultato sarà
    – un ridotto potere contrattuale da parte dei tartassati lavoratori,
    – un aumentato senso di precarietà e insicurezza economica,
    – un tasso di disoccupazione e sottocupazione invariato – a essere ottimisti –
    – la consapevolezza diffusa di essere in una situazione di estrema fragilità e
    – la conseguente ridotta forza sindacale, e determinazione politica,
    è evidente che questa manovra ha un obiettivo politico, perchè otterrà una conseguenza politica. Devastante.
    Il terzo punto riguarda il fatto che, tutti presi dal nostro debito pubblico (che è diventato “il problema”) in Italia si è abbandonata la riflessione su che cos’è questa crisi, chi l’ha provocata, che caratteristiche ha, similarità con altre del passato, prospettive per il futuro… questo è “l’argomento”, questo dovrebbe essere il nostro pensiero predominante: siamo a un bivio, come molti hanno detto, vogliamo cogliere l’occasione storica di ripensare che tipo di sviluppo vogliamo per il nostro paese e, di default (se posso permettermi) per l’Europa e perchè no, per il mondo…? (la più grande economia europea, la Germania, guarda caso ha la green economy più sviluppata).
    Possiamo lasciarci sfuggire questa opportunità? Possibile che non ci sia un bocconiano in questo paese che abbia letto Rifkin? Possibile che nessuno si dia la pena di leggere le conclusioni dell’International Labour Organizatione dell’ONU sul ruolo dei contratti collettivi e della contrattazione sindacale per lo sviluppo sociale dei paesi? Leggere due cose di Sylos Labini ci fa schifo? Stiglitz cos’è adesso, un comunista?
    Dovremmo chiedere di mettere all’ordine del giorno un vero e proprio New Deal in linea con il momento storico, e invece ci accontentiamo di chiedere “al governo alcune correzioni” – qualche punto in più sugli scudati, una occhio di riguardo per i pensionandi lavoratori precoci, l’indicizzazione per pensioni comunque di sopravvivenza… http://beta.partitodemocratico.it/doc/227807/bersani-patrimoniale-evasori-ici-dal-governo-vogliamo-segnali.htm
    Non so, io non sono una bocconiana, spero proprio che la gente veda questa apparente titubanza come “un investimento per il futuro”. Io son convinta che “faint heart never won fair lady” ma ehi, io che ne so, io son solo quella che se i tecnici sbagliano strategia finisce sotto la linea dei radar.

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