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Intervento del Consigliere Guastalla sulla violenza di genere – C.C. 15/11/2011

23 novembre 2011

Confesso che è con un po’ di imbarazzo che mi accingo ad illustrare questo ordine del giorno, imbarazzo dovuto al fatto di parlare, da maschio, a un’assemblea composta quasi interamente da maschi, triste sintomo di quanto ci sia ancora da lavorare e da faticare per arrivare a una vera parità di genere nel nostro paese.

Ma forse questa è anche un’occasione che permette a noi di guardarci in faccia e di affrontare una tematica che spesso, comodamente, tendiamo a rimuovere: quella della violenza maschile nei confronti delle donne.

Si tratta di un fenomeno odioso e diffuso, che trova la sua origine nella selvaggia e primitiva tendenza a sopraffare chi è più debole. Le donne, purtroppo, si trovano sovente in questa condizione di debolezza, non solo (e forse non tanto) dal punto di vista fisico, quanto da quello economico, sociale, culturale (ritornerò in seguito su questo punto).

Ora, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne del 25 novembre, il Partito Democratico propone l’ordine del giorno che è in discussione questa sera e che presenta due finalità: in primo luogo si invita il consiglio comunale a intervenire presso la Regione Lombardia affinché quest’ultima istituzione si doti di un adeguato strumento legislativo volto a contrastare la violenza di genere, tanto attraverso un’azione preventiva, quanto attraverso un sistema di sostegno anche economico alle associazioni e alle strutture che si occupano di tutelare le donne vittime di abusi.

Si tratta, insomma, di esercitare una legittima e democratica pressione sull’istituzione regionale affinché tenga fede a quanto indicato nell’articolo 4 bis della legge regionale 23/99 che trovate citata nel testo dell’ordine del giorno.

In secondo luogo si invita l’amministrazione comunale di Trezzano sul Naviglio a proseguire e rafforzare la propria attività di contrasto alla violenza di genere.

Qualcosa qui da noi è già stato fatto: la passata amministrazione di centro-sinistra ha stretto una convenzione con l’associazione Demetra Donne per la creazione di un centralino di ascolto per donne maltrattate. Questo servizio, confermato anche dall’attuale amministrazione, è senz’altro prezioso e rappresenta un efficace esempio di collaborazione tra l’autorità pubblica e l’associazionismo con il fine di aiutare chi è vittima di violenza.

Ci sono però altre misure che l’amministrazione comunale può e deve valutare.

Ritorno dunque a quanto detto come introduzione al mio intervento: la violenza sulle donne, che nella maggior parte dei casi, avviene in famiglia, trova le sue radici in una condizione di debolezza economica, sociale e culturale delle donne stesse.

Economica e sociale perché talvolta le vittime di violenza si trovano a dipendere anche finanziariamente dal proprio aguzzino: la condizione lavorativa delle donne nel nostro paese è assolutamente inadeguata, ancora troppe di loro non lavorano o hanno impieghi saltuari, temporanei e mal pagati. È troppo frequente, e tutti noi lo sappiamo, il caso di donne che non riescono a allontanarsi da un marito, da un compagno o da un padre distruttivo psicologicamente o fisicamente perché da questo marito, da questo compagno e da questo padre dipendono. È dunque necessario, compatibilmente con la difficile situazione economica e finanziaria degli enti locali, predisporre delle misure di sostegno per quelle donne abusate che decidono di denunciare l’autore delle violenze e di abbandonarlo. A tal fine sarebbe opportuno anche predisporre adeguate strutture protette di accoglimento temporaneo per le vittime che, a seguito delle violenze, abbandonano improvvisamente la propria abitazione.

L’altro fattore che citavo è quello culturale: ancora oggi, fin da giovanissimi, la maggior parte dei bambini, dei ragazzini e degli adolescenti maschi crescono con una visione distorta e preoccupante del mondo femminile. Nelle scuole, anche elementari, rimangono presenti e consolidati stereotipi di genere ormai insostenibili, volti a rappresentare la struttura familiare ancora divisa tra una figura maschile che lavora, garantisce prosperità e autorità e una figura femminile destinata solo alle cosiddette occupazioni di cura (della casa e dei figli) e che dell’autorità è sostanzialmente succube. Ma le cose sono ancora peggiori nell’età dell’adolescenza quando, anche a causa dell’inadeguatezza del programma di educazione sessuale e affettiva nelle scuole italiane, le ragazze iniziano ad essere considerate, molto spesso, dei semplici oggetti sessuali da utilizzare e la linea di confine tra lo sfruttamento sessuale (in un’età in cui i primi richiami della pubertà possono portare le ragazze stesse a scelte imprudenti) e la violenza è una linea estremamente sottile.

Per questo motivo il mio suggerimento è che l’amministrazione comunale, d’accordo con le istituzioni scolastiche del territorio e in collaborazione con le Asl o istituti accreditati che si occupano di psicologia dell’età evolutiva, predisponga degli interventi educativi mirati. Nelle scuole elementari l’obiettivo dovrebbe essere quello di superare ed eliminare gli stereotipi di genere. Nelle scuole medie quello di fornire un modello di educazione sessuale che renda gli alunni maschi più consapevoli dei diritti e della dignità delle loro compagne e che eviti che siano le stesse ragazze ad offrirsi come oggetto sessuale (talvolta solo per ricercare un’accettazione da parte del gruppo).

Progetti di questo tipo erano presenti nelle nostre scuole in passato, ma in mancanza di supporto (anche economico) delle istituzioni oggi purtroppo sono scomparsi eppure questi interventi sulle generazioni più giovani sono indispensabili se vogliamo preparare un futuro nel quale non ci sia più bisogno di destinare una giornata alla lotta contro la violenza di genere o di presentare un ordine del giorno come quello che stiamo discutendo. Sono i cittadini e le cittadine di domani  che sono chiamati a imparare cosa significa veramente parità di diritti tra donna e uomo.

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