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Intervista a Ignazio Marino: subito al voto

9 ottobre 2011

Inauguriamo una nuova categoria: “L’opinione dei dirigenti del Pd”.

Iniziamo con l’intervista apparsa sull’  UNITA\’del 6/10/2011 al Senatore Ignazio Marino, che come si ricorderà era uno dei 3 candidati alle Primarie, insieme a Franceschini e Bersani.

Marino Ignazio: Subito al voto. Cerchiamo gli astenuti non l’elemosina Udc

Ignazio Marino, dirigente Pd della minoranza, risponde al
telefono dall`Africa. E in Congo per aprire un ospedale con la sua Onlus, « Image», in una zona del mondo dove su mille bambini nati vivi ne muoiono oltre 400 nel primo anno di vita. Ma è del Pd che vuole parlare, soprattutto
dopo la direzione di lunedì scorso.
Marino, iniziamo dal referendum. Il Pd ha commesso un errore?
«L`ho detto alla festa di Pesaro, l`ho ripetuto in direzione e lo ribadisco oggi: Bersani ha sbagliato perché
tutto il partito doveva appoggiare la raccolta delle firme da subito. Abbiamo sbagliato sul nucleare e la privatizzazione dell`acqua e abbiamo sbagliato sul Porcellum. Vorrei un partito che dicesse dei “Si, e dei “no” netti e invece sul testamento biologico abbiamo “una posizione prevalente”, sul referendum siamo
“diversamente favorevoli”. Per questo mi sono congratulato con Arturo Parisi, per la sua incrollabile determinazione nel difendere il referendum».
Tanto per essere chiari, lei è tra coloro che pensa che non debba essere Bersani il futuro candidato premier?
«Sento molti importanti dirigenti del mio partito sostenere che si potrebbe mettere in discussione la
premiership. Come sono stato sempre franco con Bersani e critico verso alcune sue posizioni, sono altrettanto
franco su questo punto: è da irresponsabili aprire questa inutile discussione. Credo sia un errore proporre alchimie che servono soltanto a conservare una classe dirigente
che ha dimostrato di non essere all`altezza della situazione. Noi dobbiamo cercare di cambiare questa legge elettorale e dare la possibilità al Paese di votare una
nuova classe dirigente».
Quindi elezioni anticipate?
«Certo, perché mi chiedo come si può pensare che Berlusconi faccia un passo indietro. Il premier ha il
destino segnato e lo sa bene, all`opposizione non resta che appellarsi alla gente per bene che c`è nella
maggioranza affinché gli facciano mancare la fiducia in Parlamento. Ma a quel punto bisogna procedere molto velocemente a cambiare la legge elettorale e poi si deve andare al voto. Il Pd non può dire che vanno bene le elezioni anticipate ma anche il governo di transizione».
Alle elezioni con chi? Con l`Udc, come sostengono molti suoi colleghi?
«L`Udc non condivide aspetti fondamentali della vita di tutti noi, dai diritti civili al testamento biologico,
alla fecondazione assistita… Credo che il compito di Bersani e la sua squadra sia quello di definìre un progetto, con riforma delle istituzioni, della giustizia, la vendita patrimonio dello Stato, la lotta all`evasione e i diritti delle persone. Se L’Udc è d`accordo non sarei
certo io a rinunciare ai suoi voti, ma io voglio un programma riformista e di sinistra, con l`ambizione di riportare quel 30% di astensionisti al voto e non andare a elemosinare il 5% dell`Udc».
Giorgio Tonini dice che Bersani deve dire se la posizione del Pd, sulla lettera Bce e la politica economica, è quella di Fassina o quella di Letta. Lei come la pensa?
«Vorrei partire dall`ulteriore declassamento dell`Italia. Dal governo replicano che era atteso: è incredibile. È come se un medico davanti ad un paziente in rianimazione,
con una forte infezione, anziché intervenire tempestivamente, si limiti a dire quando arriva la setticemia che era inevitabile. Noi in Italia ci troviamo
nella stessa situazione, il problema è gravissimo, le due manovre varate sono considerate insufficienti perché non contengono misure che portino ad una crescita economica. Servono riforme fiscali, del lavoro e la politica deve
intervenire subito. Rispetto alla lettera della Bce, e arrivo al punto, il Pd non può accogliere nella Direzione di Luglio la nomina di Draghi con scroscianti applausi e poi trasformarlo, in quella di lunedì scorso, in una figura da criticare. Quello che conta di quella lettera è il merito e ci sono delle questioni fondamentali. Ce lo dicono anche Montezemolo, Profumo e Della Valle. Noi possiamo essere in disaccordo su alcuni punti, come quello che si è tradotto nell`articolo 8 della manovra, ma alcune questioni sono ineludibili, come la flex- security. Insomma, io dico che Draghi ha fatto bene».
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