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Abbiamo vinto noi e hanno perso loro

20 maggio 2011

Come segretario di Trezzano sul Naviglio del Circolo del Partito Democratico faccio queste brevi osservazioni sull’esito delle elezioni amministrative di domenica. Brevi, perché autorevoli commentatori hanno già espresso il loro articolato giudizio e perché l’Istituto Cattaneo di Bologna ha subito diffuso in modo completo e affidabile i dati elettorali disaggregati, che consiglio di leggere nella newsletters del PD del 18 maggio. Per chiarezza le mie considerazioni le suddivido in un decalogo.

1.      Considerazioni generali. “Abbiamo vinto noi e hanno perso loro”. Penso che non ci sia nulla da aggiungere a questa sintesi del nostro segretario Bersani

2.      Berlusconi. E’ dalla cacciata di Fini e dalla rottura del PDL di un anno fa, che il Presidente del Consiglio politicamente è un cadavere che cammina. I cadaveri puzzano, si decompongono, se non sono sepolti infettano tutti coloro che ne vengono in contatto. Sono entità patogene soprattutto se vengono tenute artificialmente in vita, o meglio in agonia, con terapie sbagliate. Non solo la vita politica ma anche le istituzioni della Repubblica sono state infettate dai miasmi e dai microbi diffusi dalla agonia di un ciclo, o forse di un regime, politico. Solo la fine del ventennio fascista con la lunga e tragica  notte dal 25 luglio ’43 al 25 aprile ’45 è stata peggiore della fine del Berlusconismo. Le elezioni di domenica scorsa sono state contemporaneamente un primo atto di certificazione di morte di una avventura politica quasi ventennale e una prima iniezione di antibiotico contro l’infezione politica e istituzionale.

3.      Milano. Dopo gli errori nella gestione politica delle primarie di coalizione di centro sinistra che hanno visto perdente il nostro candidato Stefano Boeri e vincente Giuliano Pisapia espressione delle forze della sinistra-sinistra della coalizione, il nostra Partito ha dimostrato con i fatti l’impegno a sostenere Pisapia nella lunga battaglia elettorale, senza cadere nella trappola delle recriminazioni e dei dispetti. Di questo va dato atto al segretario provinciale Cornelli, perché non  era scontato che Pisapia fosse sentito come il candidato di tutta la coalizione. Questo  risultato deve essere condiviso anche con Pisapia  che ha assunto il ruolo di candidato di tutta la coalizione, consentendo di aggregare un blocco sociale che attraversa sia i ceti popolari che la borghesia milanese illuminata delle professioni. A posteriori, in modo paradossale, direi che a Milano è andata male perchè per due punti non abbiamo vinto al primo turno

4.      Napoli. Come Partito Democratico abbiamo raccolto quello che abbiamo seminato. Primarie annullate, voto di scambio, infiltrazioni camorristiche, divisione della coalizione di centro sinistra, ma anche il bassolinismo come strumento di potere e un amministrazione comunale non all’altezza dei compiti. In politica si viene giudicati dagli atti e dai fatti, solo se ci si ritiene unti dal Signore si rifiuta il giudizio. Dunque è giusto così, abbiamo sbagliato e abbiamo pagato, però il centro sinistra a Napoli c’è ancora e con buone possibilità se non commette sciagurati errori. Lettieri il candidato del centro destra al 38,5%, lo sfidante De Magistris  IDV e Federazione della Sinistra al 27,5% e il perdente Morcone PD e SEL al 19,8 determinano una situazione nella quale i voti delle forze di centro sinistra rappresentano il  47,3% degli elettori napoletani.

5.      Torino e Bologna. Nulla da dire, quel galantuomo di Fassino ha vinto alla grande dimostrando la fiducia dei torinesi nella sua  persona e nella sua biografia politica, ma anche il gradimento di una azione amministrativa ventennale delle forze di centro sinistra. Bologna forse ritorna alla normalità dopo anni di polemiche, (giunta Cofferati) e scandali (sindaco Delbono). Di certo l’alternativa del candidato leghista del centro destra ha raccolto solo il 30% degli elettori dimostrando il rifiuto dei bolognesi per le ricette in salsa leghista.

6.      Il PDL. In quanto partito padronale, se il padrone è malato gravemente anche il partito sta male. E’ calato ovunque, a Milano la sua culla, non è più il primo partito con un crollo di 10 punti rispetto alle politiche del 2008 e di quasi 13 punti rispetto alle comunali del 2006 (FI+AN). La sua classe dirigente è, o modesta o inquisita o estremista, comunque incapace di elaborare strategie politiche autonome dagli interessi privati del padrone. Gli italiani di cento destra l’hanno punita e sono ora degli orfani politici e questo non è un bene.

7.      Il terzo Polo. E’ inchiodato al 5/6%, l’aggregazione dei centristi con Fini e Rutelli, non solo non ha sfondato, ma a mio parere conferma quanto gli elettori italiani siano affezionati al bipolarismo, con buona pace di chi rimpiange la politica dei due forni  e di chi prospettava alleanze larghe per battere Berlusconi.

8.      La Lega. Ha pagato per l’alleanza con il PDL, per aver servito concretamente gli interessi del Padrone (leggi ad personam) in cambio di un federalismo confuso che comunque graverà sulle tasche degli italiani. Le sue distinzione delle ultime settimane sulla Libia, sulle istituzioni di garanzia, sul Presidente della Repubblica hanno dato la rappresentazione plastica di una coalizione di centro destra rissosa e divisa, che ai suoi potenziali elettori non è piaciuta aggravando la crisi di consenso

9.      Il Partito Democratico. Ha dimostrato di esserci, nonostante tutto. E’ la forza perno del  centro sinistra per il cambiamento. Di fronte allo sbandamento delle forze di centro destra il gruppo dirigente deve essere compatto e coerente per trasmettere ai cittadini quella affidabilità che è la premessa per il consenso. In politica quando si vince ci sono due ragioni, gli errori degli avversari che determinano il giudizio negativo degli elettori, ma anche dei meriti per aver costruito una strategia che intercetta i bisogni e le speranze dei cittadini.  Pier Luigi Bersani pragmatico e poco immaginifico è riuscito nel compito di mettere in sintonia il partito con una parte dell’elettorato che gli aveva voltato le spalle. Non è ancora il momento di cantare vittoria, palla terra e rilanciare, ci sono i ballottaggi da vincere.

10.  Le primarie. Penso che queste elezioni abbiano dimostrato al di là di ogni ragionevole dubbio l’importanza delle primarie per la selezione dei candidati  sindaci. Laddove si sono fatte correttamente e senza reti di protezione, Torino, Milano, Bologna, i vincitori hanno ottenuto ottimi risultati, laddove sono state “pasticciate e annullate”, Napoli, i risultati negativi sono emersi domenica scorsa. Forse non è proprio vero che l’importante non sia  vincere le primarie ma le secondarie, perché forse tra primarie e secondarie c’e un filo rosso che le unisce, cioè la voglia di partecipazione dei cittadini.

Concludendo a proposito di partecipazione, ricordo che domenica 29 maggio, al secondo turno, nessun voto ai nostri candidati deve essere andato perso. È indispensabile dare il secondo colpo al sistema di potere berlusconiano,e poi tutti ai seggi per i referendum per raggiungere il quorum e assestare il terzo e definitivo colpo a questa maggioranza mandandoli a casa.

Dario Manzo

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