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Uomini e mezzi uomini

18 marzo 2011

L’atteggiamento leghista di questi giorni ben dimostra come i sedicenti padani, che si riempiono la bocca di un nobile termine quale ” libertà”, altro non siano che mezzi uomini, che ben grama figura fanno a fronte dei nostri patrioti che hanno fatto l’Italia nel diciannovesimo secolo.

Allora un’intera generazione  per un’ideale, quello dell’Indipendenza dallo straniero e dell’Italia unita, ha sacrificato tutto, lavoro, salute, affetti, sangue;    ha passato anni nelle prigioni austrungariche, ha subito torture, ha vissuto in esilio, ha combattuto contro i soldati stranieri, ha fatto insurrezioni che si sapevano sconfitte in partenza; una generazione che si è realmente e letteralmente immolata sulle barricate e sui campi di battaglia.

Oggi invece abbiamo una serie di politicanti leghisti di basso cabotaggio che non hanno neanche il coraggio delle loro idee.

Se escono dalle aule consigliari dei Comuni o delle Regioni al momento dell’Inno di Mameli, vuol dire solo una cosa: il loro  federalismo è  un alibi e il loro  vero obiettivo taciuto miseramente  è  sempre la secessione. Il resto è solo rumore di unghie sui vetri.
Ma allora perchè non lo dichiarano apertamente? Perchè al momento delle elezioni non hanno il coraggio di chiedere il voto sulla base di questo (per loro) così alto ideale? Perchè ai loro alleati non lo confessano sinceramente?

Si credono furbi, si dicono che raggiungeranno l’obiettivo per gradi…e in effetti la politica a volte è fatta di compromessi. Anche il Cavour ha conseguito l’Unità passo passo. Ma  mai si è taciuto l’obiettivo finale, soprattutto al popolo. Un conto è la politica graduale, un conto è mentire e fare una cosa e intanto dirne un’altra.

I politici che si credono furbi non si rendono conto di screditare con i loro trucchetti innanzitutto la buona politica.

La politica che non ha il coraggio di parlare di se allontana i cittadini. E non è un caso che oggi la i cittadini si sentano così lontani dalle istituzioni.

La colpa è anche di quei politici leghisti  che in nome del potere ( e non degli ideali)  perseguono falsi equilibrismi: governo la repubblica ma sono per la secessione ma dico che sono federalista ma intanto brigo per le nomine nei baracconi parastatali….lottizzazione in puro stile prima repubblica.

Non ci si stupisca poi se il giorno della festa dell’Unità i padrini dell’alleanza con la lega (i La Russa, gli Alemanni, e  Berlusconi soprattutto) vengano sonoramente fischiati dai cittadini festeggianti il tricolore. Certi giochini alla fine hanno vita breve…

Io da liberale ho rispetto di tutte le idee, ma non di quelle che non hanno il coraggio di se stesse e del loro nome.

La verità e l’ideale in politica possono anche voler dire sacrificio. E i leghisti, al peggio, in questi anni hanno solo sacrificato la linea (il leghista milanese Salvini in pochi anni di politica ha messo su, a vederlo in tv, almeno 15 chili…): consigliamo di lasciare le poltrone e  di tornare ai gazebi…

Andrea Bernè

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