Skip to content

Discorso sulla servitù volontaria

27 gennaio 2011

Nel 1548 il filosofo francese Etienne de la Boétie, noto soprattutto per essere il migliore amico di Montaigne, scrisse un piccolo trattatello di una trentina di pagine chiamato Discorso sulla servitù volontaria. Piccolo, ma dirompente. In un momento in cui stavano nascendo dibattiti e riflessioni sull’origine del potere, sui diritti naturali, sul concetto di libertà, la Boétie scrive che i tiranni governano solo grazie al consenso, spesso involontario, dei sudditi. Il testo fu nascosto, censurato a lungo e anche oggi è noto solo a pochi specialisti.

Eppure si tratta di una lettura semplice, appena appesantita dal gusto rinascimentale che infarcisce il testo di exempla tratti dalla storia e dalla mitologia antiche.
Ma soprattutto, per noi italiani del ventunesimo secolo, si tratta di una lettura quasi sconcertante per il suo carattere apparentemente profetico. Di seguito riporto alcune citazioni, ciascuno giudichi se si possono adattare anche all’oggi:

Codesta astuzia dei tiranni nell’abbruttire i propri sudditi si manifestò nel modo più chiaro nel comportamento che tenne Ciro verso gli abitanti della Lidia […] Venne a sapere che gli abitanti di Sardi si erano ribellati: sarebbe riuscito subito a ricondurli all’obbedienza, ma non volendo saccheggiare una città così bella, né preoccuparsi di porre un esercito a presidiarla, concepì un espediente straordinario per assicurarsene il possesso: fece aprire bordelli, taverne e sale da gioco e fece pubblicare un’ordinanza che autorizzava i cittadini a servirsene. Fu così soddisfatto da questa specie di guarnigione, che in seguito non fu mai più necessario nemmeno un colpo di spada contro gli abitanti della Lidia […] Certo non tutti i tiranni dichiarano ufficialmente di volere effemminare i propri sudditi, ma in realtà quello che Ciro ordinò a tutte lettere, la maggioranza degli altri l’ha fatto di nascosto […] Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori, bestie feroci, medaglie, dipinti, e consimili droghe, erano per i popoli antichi l’esca della servitù, il prezzo della loro libertà, gli strumenti della tirannide.

Insomma, grazie a favori o vantaggi, a guadagni o imbrogli che si realizzano con i tiranni, alla fin fine quelli cui la tirannide sembra vantaggiosa quasi equivalgono a quelli che preferirebbero la libertà. Proprio come, secondo i medici, se nel nostro corpo c’è una parte infetta, non appena in un altro punto qualcosa non va, subito si ripercuote sulla parte contaminata: similmente, quando un re si è dichiarato tiranno, tutto il peggio, tutta la feccia del regno […] coloro che sono rosi da sfrenata ambizione e da non comune avidità, si raccolgono attorno a lui e lo sostengono per aver parte al bottino e comportarsi a loro volta come tirannelli sotto al grande tiranno.

Senza dubbio perciò il tiranno non è mai amato e non ama. L’amicizia è un nome sacro, una cosa santa: esiste solo tra uomini dabbene e nasce solo da una reciproca stima. Non si mantiene con benefici, ma con la buona vita […] Se i malvagi si riuniscono, non c’è compagnia ma complotto. Non si amano scambievolmente ma hanno ciascuno paura dell’altro: sono non già amici, ma complici.

Questi miserabili vedono brillare i tesori del tiranno e ammirano abbagliati i raggi del suo fasto, e attratti da questo splendore gli si avvicinano e non si rendono conto che si mettono in una fiamma che non può mancare di consumarli […] Che tormento, che martirio è questo, mio Dio! Darsi da fare notte e giorno per piacere  a qualcuno, e nondimeno temerlo più d’ogni altro al mondo, essere sempre tutt’occhi e tutt’orecchi per osservare da dove verrà il colpo, scoprire le imboscate, legger nel cuore dei compagni, denunciare chi tradisce, essere affabili con tutti e tuttavia sospettare di ciascuno, sempre con il sorriso sulle labbra e il gelo nel cuore, non riuscire a essere felice e non osare essere triste.

Annunci
2 commenti leave one →
  1. 28 gennaio 2011 16:08

    Io allargherei un po’ lo sguardo.
    Ho letto la prima volta questo testo nel 2005, grazie a un professore dell’Università degli Studi di Milano e già allora mi colpì la somiglianza tra il tiranno descritto da la Boétie e Berlusconi.
    Cinque anni dopo le somiglianze aumentano ancora di più.
    Il passo che mi colpisce di più è quello sulla solitudine del tiranno, circondato da prezzolati leccapiedi che vogliono solo trarre qualche piccolo vantaggio. E lui, il tiranno, è solo, triste, spaventato, senza amici, senza amore, con una sete compulsiva di potere e la paura irrimediabile di perderlo.
    Oggi in Berlusconi si vede proprio questo.

  2. 28 gennaio 2011 01:08

    Non c’è niente di nuovo sotto il sole. Certo per chi non legge se no gli viene il mal di testa tutto è inedito, anche una notte con un settantenne ricco e potente sembra una gran bella novità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: