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Caso Fiat: una contrapposizione fittizia fra ideale e pragmatismo

4 gennaio 2011

Abbiamo letto editoriali moderati e invettive radicali, ci siamo sforzati di guardare la faccenda mettendoci nei panni dei conservatori e in quella dei “rivoluzionari”, degli industriali e degli operai, dei bocconiani e dei marxisti (ebbene sì, ce ne sono ancora: qualcuno che studia economia seriamente, e non solo l’utilizzo malandrino dei sub-primes, c’è rimasto), di economisti moderni, tradizionalisti, post-moderni e così così. Al di là degli aspetti tecnici della questione, però, ciò che ancora non è evidente, ma che lo diventerà quando la polvere di quest’ultima battaglia si sarà posata, è che milioni di persone, un’intera “classe” sociale sarà scomparsa dai radar della percezione pubblica, spazzata via non da una guerra di fuoco e barricate  ma da una inedita, violenta, abile campagna di delegittamazione. Fra breve proveremo un certo inesplicabile imbarazzo anche solo a pronunciare la parola operaio (classe operaia poi non sia mai!), e sindacato sarà aborrito da chiunque non voglia passare per demodè. Questione di estetica.

E’ una campagna fatta di tante piccole e medie picconate – dei corsivisti più insinuanti e “imparziali” – intercalate da qualche bordata di quello scaltro centurione che è Marchionne. Alcuni esempi:  “Esistono in Italia due illusionismi. Essi sono riconducibili, sia detto senza ironia, alla dottrina di Karl Marx e alla personalità di Silvio Berlusconi”. (Corriere della Sera 2/1/2011 – pag. 1 Mario Monti) E, senza voler fare dell’ironia, inizia con il paragonare un gigante con Silvio Berlusconi. Prosegue: “Fallito quel sogno (il futuro ipotizzato da Marx – e lo dà per fallito senza entrare nel merito) in quasi tutti i paesi le rappresentanze della classe operaia e delle nuove fasce deboli hanno modificato le loro azioni e rivendicazioni, ispirandole all’esigenza di tutelare al meglio e pragmaticamente tali interessi nel contesto di economie di mercato che devono affermasrsi nella competizione internazionale.” Facciamo finta di crederci: in Francia i lavoratori non hanno mai interrotto la lunga storia di rivendicazioni sindacali e sociali (le 35 ore, i sans papier…), in Germania gli operai hanno ottenuto condizioni di lavoro e salari che in Italia ci sogniamo. Leggi per sognare

Ma il bello viene adesso: “In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività”.

Da dove cominciare? Primo: l’assenza di una cultura liberale in Italia è una defaillance della nostra classe imprenditoriale, provinciale e furbastra, ingorda e arretrata, incapace perfino di implementare correttamente i dettami del capitalismo, che altrove ha prodotto, come scia del liberismo, anche società  più liberali (Inghilterra…); per contro la classe operaia il proprio credo se lo è scelto e lo ha difeso con coerenza, quindi una delle due parti il proprio dovere storico lo ha fatto; ma per l’autore anche questo è un difetto.  Tuttavia  il vero problema per l’autore (e per gli industriali, suppongo) sembra essere la rivendicazione ideale, sconsideratamente su base etica. Già, qua in Italia gli operai volevano il pane ma anche cultura, volevano salari più alti e condizioni di lavoro più umane, volevano le 40 ore, la cassa mutua ma anche l’agibilità politica in fabbrica, volevano il posto di lavoro ma anche i diritti. Parole come giustizia, solidarietà, libertà, un tempo, erano parole vitali e cariche di significato. Questi lavoratori non si sono mai accontentati di lavorare per lo sviluppo del sistema. Erano anzi stranamente restii ad entusiasmarsi per il capitale. E questo, per l’autore, è male. Punti di vista, ma il tono del fondo è di serena obiettività,  gronda certezza storica come fosse la parola di dio. Come dubitarne. La coscienza politica è male. E’ così e basta. Si passi oltre.

E dunque: “Questo arcaico stile di rivedicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare gli studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”

Arcaico perchè oltre al pane vogliamo anche le rose? Ostacolo perchè, ancora una volta, non riusciamo a fidarci del tipo di sviluppo che ci prospettano? E di che rivendicazione parla? Quella di Cisl e Uil? Quella di Francesco Boccia, Fassino e D’Alema, Franco Marini e Chiamparino? Quella dei sindacati che NON indicono lo sciopero generale? quella degli operai che votano sì ai ricatti per poter avere un posto di lavoro? Quella degli operai che si sono ridotti a occupare le fabbriche non per un aumento di salario ma per impedire che vengano smantellate, svendute, delocalizzate, chiuse, portate via e con esse il lavoro e la loro vita?

Ecco cosa sta succedendo: la narrazione che ci propinano è un falso, d’autore, ben congegnato, ma falso. E’ in atto una vera e propria guerra con gli specchi, il mondo al rovescio, dove le cose vengono raccontate in modo verosimile, tutto sembra così convincente. Facile confondersi. Facile convincere una società smarrita che non esistono più le divisioni di classe, che lo sviluppo dipende da tutti noi, sia da chi guadagna 1000 euro al mese come da chi ne guadagna 450.000, al mese. Menenio Agrippa docet.

Poi c’è la Fiom, certo, quell’ultimo organismo che ancora cerca di riportare le questioni al loro significato vero, perchè si torni a fare “trattativa” e non si lasci la maggiore fabbrica italiana in mano ad un professionista di poker, vero illusionista.

[Da Wikipedia: Il grande successo del poker è dovuto al fatto che l’abilità del giocatore è molto  importante […] la fortuna è ovviamente determinante per le singole mani ma la valutazione delle probabilità, l’osservazione del comportamento degli altri giocatori al fine di intuire le loro combinazioni e l’esecuzione di bluff per indurli in errore fanno la differenza nell’arco di una partita. Se le puntate sono costituite da denaro vero si tratta di cash game, ossia di gioco d’azzardo.]

Una volta non ci saremmo cascati. Una volta TUTTI i sindacati avrebbero chieso di visionare l’INTERO piano industriale relativo all’investimento  prima di discutere qualsiasi piattaforma. Oggi Marchionne dice che non si può fare, prendere o lasciare.  E gli operai dovranno prendere perchè, abbandonati da politici e intellettuali folgorati sulla via del pragmatismo, non potranno permettersi una rivendicazione su base etica.  Anche perchè, se volessero farlo, con un abile trucco i narratori gli hanno sottratto le parole per dirlo.

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2 commenti leave one →
  1. 5 gennaio 2011 00:25

    Commento di Luciano Chiodo, via FB:

    Commentando la vicenda Fiat Pomigliano in casa, ascoltando i vari TG, provo un forte sentimento di rabbia e di indignazione.

    La Fiat sta rubando la dignità dei lavoratori, il governo plaude all’accordo che la maggior parte delle sigle sindacali hanno accettato, i dirigenti del principale partito della sinistra si esprimono per il si. E’ ormai da oltre 10 anni che la CGIL, e la FIOM in particolare, cercano di coprire il vuoto di sinistra in Italia, ora siamo al punto decisivo, stiamo attenti perché se l’attacco al Contratto nazionale, alla contrattazione collettiva, alla libertà di associazione sindacale passano nel settore metalmeccanico, poi in un attimo si estende a tutti i settori lavorativi. La battaglia della FIOM deve essere sostenuta perché se perde la FIOM saremo tutti più deboli.

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  1. CHI E’ MARIO MONTI « P.D. Trezzano

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