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FIAT – paradigma di questa Italia da basso impero

30 dicembre 2010

Fra un’abbuffata di pajata, un festino con belle minorenni e il turbinio dello shopping parlamentare, il governo abbandona gli italiani al proprio destino:  dai lavoratori dell’industria agli studenti, dai precari ai disoccupati, dalle casalinghe per forza agli insegnanti è un si salvi chi può.

In questo post pubblicheremo una serie di riflessioni sulla questione Fiat, con un pensiero a tutti quei lavoratori che in queste ore faticano a trovare dentro di sè la spinta alla spensieratezza, o perchè hanno perso il lavoro, o sono in cassa integrazione o si apprestano a venir impiegati nel nuovo tempio della produzione all’americana che si chiama Fiat. Ma lasciatemi introdurre l’argomento con le parole di Susanna Camusso:

[Marchionne] è  “antidemocratico, illiberale e autoritario” e con quelle di Giorgio Cremaschi , presidente del Comitato centrale della Fiom: [Susanna] “Deve finirla di illudersi che la Confindustria isoli la Fiat: non è successo nel 1925 e non succederà oggi, quindi l’unica risposta alla svolta autoritaria è lo sciopero generale”.

2 ottobre 1925: Roma, accordo di Palazzo Vidoni, Confindustria  e Confederazione delle corporazioni fasciste arrivano al riconoscimento reciproco: è la fine delle libertà sindacali: d’ora in avanti sono riconosciuti solo i sindacati fascisti. (dal sito Senti le rane che cantano)

modello 1925

Cioè [Cisl e Uil]  “si sono trasformate in sindacati aziendalisti che propagano la posizione della Fiat”. (Camusso).

Il 18 novembre 1925 il governo italiano ottiene un prestito di 100 milioni di dollari dalla Banca Morgan di New York. La stessa banca ne concede anche uno di 10 alla Fiat. Senti le rane che cantano

Cosa prevede l’accordo? In breve: un nuovo tipo di turnazione, 3 pause di 10 minuti per turno invece di una di 40′,  maggiore flessibilità, dalle attuali 40 a 120  ore di straordinario l’anno, malattia considerata automaticamente assenteismo in base a fasce percentuali stabilite, impossibile scioperare una volta firmato un accordo, estromissione delle rsu dalla fabbrica di quelle sigle che non firmano l’accordo.  E per Pomigliano previsti aumenti salariali. Di 30 € lordi al mese. L’investimento globale ammonta a 20 miliardi, di cui 1 per Mirafiori e Pomigliano, del resto non si sa niente. Ascolta

Questa la sintesi della situazione daLA NOTA DEL MATTINO DEL PD del 27/12/2010

MIRAFIORI. L’ACCORDO PORTA UN MILIARDO DI EURO A TORINO, MA METTE A RISCHIO LA
LIBERTA’ SINDACALE. IL REFERENDUM A GENNAIO.
Tra il 18 ed il 20 gennaio si dovrebbe svolgere il referendum a Mirafiori sull’accordo raggiunto tra
la Fiat, la Cisl , la Uil e Fismic. L’intesa prevede nuove norme sulle pause, la malattia, gli orai, ma
ciò che suscita più dibattito + il fatto di prevedere che possano essere eletti nelle rappresentanze
sindacali aziendali sono i rappresentanti dei sindacati firmatari. Da qui, soprattutto, il dibattito che
si sta sviluppando nel mondo politico, all’interno di tutto il centrosinistra, e nel mondo sindacale.
Susanna Camusso, segretaria generale della Cgil, ha accusato in un’intervista su La Repubblica
l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, di essere “antidemocratico, illiberale e
autoritario”, portatore di una visione retriva destinata a mettere in crisi tutto il sistema della
rappresentanza, anche quello degli imprenditori. Di questo tema si discute anche nel
centrosinistra. Da tempo il Pd indica da tempo la legge sulla rappresentanza sindacale (e l’unità
sindacale) come un passaggio fondamentale in questa fase di transizione per affrontare anche con
coraggio il cambiamento e i nuovi assetti produttivi, ma tenendo fermi i principi della democrazia.

Ecco l’articolo dell’economista Tito Boeri pubblicato da Repubblica:

Le regole dimenticate

di TITO BOERI

DA POMIGLIANO a Mirafiori si ripete il copione. La politica si schiera a favore o contro Marchionne. Si parla di accordi storici, di svolte epocali oppure vengono invocati diritti fondamentali calpestati e violazioni della Costituzione. Sono tutte parole fuorvianti, pericolose perché di mezzo ci sono i posti di lavoro e i redditi di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie. Il nodo vero è sempre quello delle regole della rappresentanza. Ed è perciò ancora più grave che non si sia cercato in tutti questi mesi di porvi rimedio.

La responsabilità ricade in eguale misura sul governo, che continua a ignorare il problema e punta in ogni occasione a dividere il sindacato, e sui vertici sindacali, giunti ai limiti dell’incomunicabilità. È un lusso che non ci possiamo permettere in uno dei momenti più critici della storia economica del paese.

Da quando il sindacato è diviso, le organizzazioni dei lavoratori non sono più nelle condizioni di garantire il rispetto degli accordi. Continua a leggere

Ascolta D\’Alema

Ora ascolta Landini (Fiom)

Dal blog di Simone Negri

Mirafiori, Pomigliano e Lavoro: ma ne parla solo la Sinistra?

Il Ministro Sacconi (PDL) secondo E. Baraldi Il Ministro Sacconi (PDL) secondo E. Baraldi

Oggi ho espresso la mia seccatura rispetto alle dichiarazioni (parziali) riportate dai giornali sulla FIAT da parte di Fassino prima, D’Alema poi.

Fondamentalmente ciò che rimprovero al PD è ancora una volta la mitezza della critica all’accordo su Mirafiori, non sviscerando i termini dell’intesa (non si fa riferimento alcuno, ad esempio, alla possibilità di non retribuire la malattia) e limitandosi a qualche rilievo nei confronti dell’atteggiamento autoritario di quel briccone di Marchionne.

Da un lato infatti, si sottolinea l’importanza dell’accordo ai fini della produttività degli impianti (e va bene), Continua a leggere

dal sito Cesaneremo

Pomigliano cattiva maestra

di Luciano Gallino, sociologo del lavoro: «Un accordo opaco, dittatoriale e arretrato».
A Pomigliano la Fiat e le sigle dei metalmeccanici, Fiom esclusa, hanno firmato l’accordo che significa un nuovo contratto di lavoro per 4600 lavoratori.
Ma la spaccatura nei sindacati, con la Cgil espulsa dalla rappresentanza delle tute blu, e il contenuto delle nuove condizioni di lavoro hanno suscitato reazioni infuocate, con il segretario generale Fiom, Maurizio Landini, che ha parlato di un atto «anti-democratico e autoritario senza precedenti» e annunciato uno sciopero di 8 ore per il 28 gennaio 2011.
«Lascerei i giudizi di costituzionalità ai giuristi, quindi non userei parole grosse», commenta per Lettera43.it Luciano Gallino, sociologo del lavoro e tra i promotori della neonata associazione Lavoro e Libertà, il cui obiettivo è sostenere la Fiom. Tuttavia, «il fatto che un’azienda decida quali sindacati sono ammessi in una nuova società in Italia non si era mai visto».
Domanda: come giudica l’accordo raggiunto a Pomigliano?
Risposta: nel quadro generale delle relazioni industriali questo accordo è un passo indietro verso un modello, quello americano, per cui, a seconda di come lo si applica, si può giungere a escludere da un’azienda ogni promozione sindacale che dia il minimo fastidio. E questo non solo per i metalmeccanici, ma per qualunque comparto.
D. Pensa che costituirà un precedente?
R. È un esempio che sicuramente sarà imitato da altre aziende in altri settori. Anche se penso che vi siano molti imprenditori che si rendono conto che una giungla contrattuale, di sigle sindacali, di cui alcune bene accette e altre no, non va bene nemmeno per le imprese. Potrà andar bene per la Fiat a Pomigliano, ma molte imprese hanno dei dubbi. Perché si rendono conto che non sanno più bene con chi hanno a che fare.
D. Non è un accordo che porta chiarezza a livello di rapporti sindacali?
R. Niente affatto, è un atto che porta oscurità, nel senso che alla luce staranno soltanto i sindacati disposti ad accettare i piani presentati dall’azienda. Gli altri saranno cacciati in ombra.
D. Che cosa ha spinto la Fiat a imporlo? Continua a leggere

Dal sito di RaiNews 24, intervista a Tiziano Treu


Divampa la polemica nel mondo sindacale, ed anche politico, sull’accordo siglato a Torino su Mirafiori. Sulla prospettive future per le relazioni industriali e, quindi, del Sindacato Confederale ne parliamo con  il senatore Tiziano Treu, già Ministro del Lavoro nel governo Dini e Ministro dei Trasporti nel governo Prodi, attuale Vice-Presidente della Commissione Lavoro del Senato.

Senatore Treu siamo in presenza, dopo Pomigliano, alla seconda svolta, ad opera dell’Amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne , nelle Relazioni Industriali del nostro Paese. Così  l’intesa per  Mirafiori, siglata da Fim, Uilm e da altre sigle sindacali con l’esclusione della Fiom, ha suscitato grande polemica. Lei ha definito l’accordo una “bomba atomica”, perché? Continua a leggere

Bene ora ognuno di noi può farsi un’idea e decidere da che parte stare: perchè si possono fare tanti distinguo ma alla fine gli operai saranno chiamati a votare. Se tu fossi un operaio cosa voteresti?

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One Comment leave one →
  1. 31 dicembre 2010 00:11

    Commento inviato da Luciano Chiodo via mail:

    Commentando la vicenda Fiat Pomigliano in casa, ascoltando i vari TG, provo un forte sentimento di rabbia e di indignazione.

    La Fiat sta rubando la dignità dei lavoratori, il governo plaude all’accordo che la maggior parte delle sigle sindacali hanno accettato, i dirigenti del principale partito della sinistra si esprimono per il si. E’ ormai da oltre 10 anni che la CGIL, e la FIOM in particolare, cercano di coprire il vuoto di sinistra in Italia, ora siamo al punto decisivo, stiamo attenti perché se l’attacco al Contratto nazionale, alla contrattazione collettiva, alla libertà di associazione sindacale passano nel settore metalmeccanico, poi in un attimo si estende a tutti i settori lavorativi. La battaglia della FIOM deve essere sostenuta perché se perde la FIOM saremo tutti più deboli.

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