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FIAT (lux, ma non sarà facile)

30 dicembre 2010

DA LA NOTA DEL MATTINO del PD del 24 DICEMBRE 2010
DA OGGI A IN ITALIA SI PARLA INGLESE.
Raggiunto l’accordo tra la Fiat, la Fim, la Uilm, la Fismic, l’Ugl per lo stabilimento di Mirafiori, il
cuore e il simbolo dell’industria italiana. La Fiom non lo ha firmato. L’intesa prevede l’investimento
di un miliardo di euro nello stabilimento, l’impegno produttivo negli anni a venire e la garanzia
dell’occupazione da parte della Fiat. Ora sarà sottoposto al referendum tra i lavoratori. L’intesa
prevede tuttavia anche norme che toccano la valenza del contratto nazionale e il fatto che i
sindacati che non hanno firmato non potranno far eleggere propri rappresentanti in fabbrica.
Da qui, la prudenza con la quale, pur esprimendo un giudizio positivo perché si salva il lavoro a
Mirafiori e la sopravvivenza dell’occupazione a Torino, il sindaco Chiamparino e il candidato
sindaco, Piero Fassino, hanno lanciato un avvertimento. La Repubblica: “Chiamparino, parla di
«intesa positiva non solo perla fabbrica ma per l`intera città», però auspica che «nella gestione
dello stabilimento venga coinvolto anche chi non ha firmato». Il candidato sindaco del Pd, Piero
Fassino, evidenzia che l’accordo è «importante», però avvisa: «Chi non ha firmato non deve
essere oggetto di discriminazione».
Al di fuori di Torino, invece, i commenti sull’accordo sono stati divisi nettamente. Positive le
reazioni dei firmatari, della Fiat, del ministro Maurizio Sacconi. Ma mentre i sindacati hanno
sottolineato che la positività dell’accordo sta nell’aver ottenuto la garanzia del futuro produttivo a
Mirafiori, nelle parole di Marchionne e di Sacconi vi è stata anche la soddisfazione per un obiettivo
di tipo più generale. Ed è proprio questo aspetto “generale”, e cioè il venir meno della valenza
generale del contratto nazionale e il fatto che siano gli imprenditori e i sindacati che firmano
accordi aziendali a decidere chi può essere eletto come delegato di fabbrica, ad aver preoccupato
tutti coloro che si sono schierati in modo critico. Sergio Cofferati (La Repubblica): “Diventa chiaro il
tentativo di stravolgere tutto il sistema contrattuale e delle relazioni sindacali. La Fiat, con la sua
fabbrica simbolo, si pone come punto di riferimento negativo, con un accordo autolesionista per
chi l`ha firmato». Stefano Fassina, responsabile economico del Pd: «Accordo regressivo», che
«nessuno può considerare un successo» e che «apre alla negazione della democrazia sindacale».
Il Foglio, quotidiano di Giuliano Ferrara, ha sintetizzato l’importanza dell’accordo in un lungo
articolo a tutta pagina. “Torino. La rivoluzione marchionnesca è compiuta. Le nuove relazioni
all`americana fra azienda e lavoratori sono pronte. La svolta “storica”, parola di Sergio
Marchionne, c`è. Da Torino inizia una nuova era. L`accordo per Mirafiori è stato raggiunto ieri
sera, senza la Fiom che non sarà più parte della rappresentanza sindacale aziendale nella Casa
torinese. La Fiat fa dunque a meno della Cgil, non succedeva dai tempi di Vittorio Valletta. Non
solo: il gruppo automobilistico procede per la propria strada fuori da Confindustria e applica
condizioni di lavoro non previste dal contratto nazionale dei metalmeccanici. Era accaduto solo
negli anni Venti del secolo scorso, ricordano gli osservatori più attenti. I rapporti con il presidente
della confederazione degli industriali, Emma Marcegaglia, diventano sempre più difficili. Il maggior
punto di frizione è proprio la rappresentanza sindacale: il direttore generale di Confindustria,
Giampaolo Galli, nell`intervista al Foglio di mercoledì, aveva confermato il proprio dissenso. Ieri
sera, comunque, Marcegaglia ha plaudito all`accordo innovativo. Arduo dire altro. L`intesa si basa
su uno scambio così sintetizzato in casa Cisl: “Non possiamo buttare a mare l`investimento in
nome dei diritti del sindacato”, ha detto ieri Claudio Chiarle, segretario della Fim-Cisl di Torino.
Scelte difficili che segnano una svolta nella storia delle relazioni industriali in Italia dalle ricadute
ancora indefinite seppure inevitabili nei rapporti di potere che solcano la politica, l`industria e i
sindacati”.

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