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La proposta politica di Bersani

20 dicembre 2010

La NOTA DEL MATTINO –  La Newsletter del Pd del 17 dicembre 2010

1. DOPO 15 ANNI DI SBORNIA BERLUSCONIANA E DA UNA CRISI CHE METTE
TUTTO IN GIOCO SI ESCE CON UN NUOVO PATTO FONDATIVO PER L’ITALIA,
LA DEMOCRAZIA, IL LAVORO: ECCO LA PROPOSTA DEL PD LANCIATA DA
BERSANI.
In una lunga intervista a Repubblica  il segretario del Partito
democratico, Pier Luigi Bersani, ha lanciato la proposta del Pd per uscire dal pantano e rilanciare
l’Italia. Una proposta che sarà al centro della direzione del partito convocata per il 23 dicembre.
“Un patto per la riforma della Repubblica. Un`alleanza per lavoro e crescita. Pier Luigi Bersani
prepara una «piattaforma democratica». E la offre a tutte le forze di opposizione, Terzo polo in
testa, per andare «non contro Berlusconi ma oltre Berlusconi, oltre il populismo. Non penso a un
Cln anti-Cavaliere. Il Pd vuole aprire una fase fondativa».
…«Se ci saranno le elezioni in primavera non avremo paura di affrontarle e vincerle. Ma non
toglieremo le castagne dal fuoco a Berlusconi. Lui ha detto al Parlamento “voglio tre voti in più per
la stabilità”. Adesso vediamo quale stabilità e quale governo è capace di garantire. Se alla fine si
andrà al voto dovrà pagare il prezzo: del suo fallimento e dell`ennesima promessa non mantenuta».
« Avevano 70 voti in più, ora ne hanno 3. Certo, nella nuova fase l`esecutivo di transizione sembra
meno praticabile. Ma la sostanza politica c`è ancora. E il Pd, entro gennaio, vuole presentare una
proposta a tutte le forze di opposizione di centro e di centrosinistra che può avere anche un profilo
elettorale».
…«Partiamo dalla situazione che abbiamo davanti. Il governo Berlusconi punta solo a una
sopravvivenza spregiudicata. Cercherà di galleggiare rapinando qualche voto, spargendo veleni
come la voce di dirigenti del Pd pronti a passare con lui, mostrando quindi il volto peggiore della
politica. Tutti quelli che non vogliono cedere a questa deriva devono prendersi la responsabilità di
essere non solo contro Berlusconi ma di andare oltre». Come? «Guardando in faccia quello che ci
consegna il tramonto del berlusconismo, la crisi di sistema in cui ci ha precipitato. Costruendo da
subito una risposta positiva. Per mettere in sicurezza la democrazia e dare una speranza di futuro ai
giovani. Noi ci candidiamo a presentare una piattaforma per la riforma della Repubblica, per la
crescita e il lavoro». Nel dettaglio cosa significa? «Posso dare dei titoli. Riforme istituzionali.
Riforma elettorale. Misure per la legalità e sui costi della politica. L`informazione. La riforma della
giustizia peri cittadini»…«Una riforma fiscale che carichi sull`evasione e le rendite alleggerendo
lavoro, impresa e famiglie. Una nuova legislazione sul lavoro che affronti il dramma del precariato.
Qualcosa l`abbiamo già detta: abbassare il costo del lavoro stabile, alzare quello del lavoro
precario. Un pacchetto di liberalizzazione».
..Questa piattaforma con chi la discuterete? «Con tutte le forze di opposizione, con le forze sociali.
E con il Paese. A gennaio comincerò un tour delle regioni per parlare dei problemi reali. C`è un
Italia che vuole cambiare».
…Il Terzo polo una risposta ve l`ha già data. In caso di elezioni andranno da soli. Né Pd né Pdl.
Perché volete sbattere di nuovo il grugno? «Vedo che il terzo polo è stato battezzato con una certa
urgenza per respingere le sirene berlusconiane. Li capisco, il timore è fondato. Ma se puntano a un
ruolo di condizionamento del centrodestra presto dovranno convincersi che è un`illusione.
Berlusconi non tratta, compra. L`idea stessa di un Berlusconi condizionato è un ossimoro. Perciò
facciamo maturare nel Terzo polo una riflessione. Sapendo che l`idea e il confronto che
proponiamo vivrebbero in ogni caso».
…Di Pietro invece vi chiede un immediato matrimonio a tre. Volete abbandonare l`ex pm e
Vendola? «No. Nessun abbandono di nessun genere. Ma chi vuol discutere con noi deve accettare
di confrontarsi seriamente con l`esigenza che poniamo. Quella di una riforma democratica e di una
riscossa italiana che richiedono da parte di tutti una straordinaria apertura politica».
2. L’ITALIA NEL PANTANO. CRESCITA LENTA, DISOCCUPAZIONE, CRISI. LA
CONFINDUSTRIA VEDE NERO E IL GOVERNO FA LO STRUZZO.
Il Servizio studi della Confindustria ha certificato ieri lo stato di salute dell’Italia: crescita
lentissima, disoccupazione, mancanza di slancio, crisi, mancanza di riforme adeguate. Insomma,
l’Italia è nel pantano. Ma il governo, per l’ennesima volta, ha adottato la tattica dello struzzo. Il
ministro Maurizio Sacconi si è messo addirittura a contestare i dati Istat e della Confindustria.La
Repubblica: “Un Paese «deludente», che «ancora una volta rimane indietro» e che lascia lievitare
il conto delle riforme mancate. Un Paese che non reagisce e che – al contrario degli altri – forse
nemmeno prova a trovare la sua via d`uscita dal tunnel. Dall`inizio della crisi l`Italia ha perso 540
mila posti di lavoro e, al momento, non si vede la possibilità di un loro recupero. Anzi, secondo il
rapporto Confindustria nel 2011 la disoccupazione ufficiale toccherà il tetto del 9 percento,
cominciando una leggera discesa solo l`anno successivo”….”Il Pil, dicono gli imprenditori
rivedendo al ribasso le stime fornite a settembre, crescerà quest`anno solo dell`1 per cento e nel
2011 l`aumento non supererà l`1,1.«Una dinamica insufficiente a compensare la caduta dell`attività
durante la recessione»: alla fine del 2012 il Pil risulterà ancora inferiore del 2,8 per cento rispetto
al periodo pre-crisi. Un recupero perdente a fronte di quello messo in atto dagli altri paesi europei e
destinato a pesare sugli anni che verranno”.”Certo, sottolinea il Centro studi «il miracolo
tedesco ha poco del miracoloso e molto del faticoso, non è un fuoco di paglia» ma il risultato «di
mutamenti strutturali» varati negli ultimi anni: dal welfare al mercato del lavoro e alla
contrattazione, dal contenimento della spesa alla riduzione della pressione fiscale. E in più
cambiamenti nelle università, internazionalizzazione, riconoscimento del merito. Fronti rispetto ai
quali l`Italia delude”.
3. LA GERMANIA IMPONE IL RIGORE: AIUTI SI, MA SOLO A CONDIZIONI DURE.
Primo accordo raggiunto in sede europea per rendere stabile il fondo salva Stati utilizzato per
mettere in sicurezza l’Irlanda: non si fermerà al 2013, ma resterà stabile. Solo che la Germania ha
imposto norme capestro: potrà essere utilizzato solo in caso di fallimento prossimo venturo e con
penalizzazioni da far tremare i polsi. Insomma, non sarà un bancomat tanto semplice da usare.
4. GOVERNICCHIO, TERZO POLO, VESCOVI IN CAMPO. E BONDI METTE LA
FACCIA SU UN’ITALIA DA OPERETTA FOTOGRAFATA DALLA STAMPA
STRANIERA.
Silvio Berlusconi rinuncia alla ricerca di un’alleanza politica e punta solo a sopravvivere,
raschiando qualche altro deputato. Per questo si continua a parlare di compravendita e il Pdl sta
mettendo in atto anche operazioni di disinformazione sul Pd. I principali giornali stranieri
fotografano questa situazione con nitidezza. Il New York Times: “Il fallimento di Berlusconi è
personale, il suo restare in carica ha estenuato il paese”. Il Financial Times: “Berlusconi si aggrappa
al potere con le unghie, ma la sconfitta è l’Italia”. The Economist: “Berlusconi è aggrappato al voto
di fiducia, ma ora è un leader fortemente indebolito”. Gianfranco Fini, intanto, prosegue la propria
strada. Il Corriere della Sera: «La mozione di sfiducia non è passata, una sconfitta ci può stare, ma
dobbiamo guardare avanti perché questo governo è un fallimento e nasconde la polvere sotto il
tappeto». All`indomani della nascita del Terzo polo, Gianfranco Fini, detta la linea della nuova
formazione politica e annuncia battaglia in aula, dove il governo dovrà affrontare diverse prove: dal
ddl sui rifiuti in Campania alle mozioni di sfiducia a Bondi e Calderoli”.
Le gerarchie ecclesiastiche non sono entusiaste però della nuova formazione, come testimoniano
oggi diversi articoli di quotidiani. Massimo Franco su Il Corriere della Sera: “Fra governo e Chiesa
un sostegno reciproco. Difficile valutare se in questi giorni le gerarchie cattoliche abbiano dettato
l`agenda delle alleanze politiche; o se si siano limitate a far proprie ed a rilanciare le preoccupazioni
del governo. Gli inviti al «dialogo doveroso» arrivati ieri dal presidente dei vescovi, Angelo
Bagnasco; la «benedizione e la protezione» invocate a ruota dal segretario di Stato vaticano,
Tarcisio Bertone «al popolo ed ai governanti italiani»; e nel recente passato i richiami dell`ex
numero uno della Cei, Camillo Ruini, a salvaguardare la stabilità e a far avanzare il federalismo,
sono una sorta di «appoggio esterno» al tentativo del centrodestra di riuscire a sopravvivere alla
propria crisi. Le prese di posizione riflettono il timore di un`Italia senza baricentro, ed esposta non
solo al pericolo della speculazione finanziaria, ma di un collasso della sua coesione sociale: in questo
riecheggiando anche gli appelli del Quirinale. Nella successione temporale degli interventi
dei cardinali italiani più influenti, tuttavia, qualcuno potrebbe notare anche una sottile concorrenza
interna alla Chiesa: quasi nessuno volesse mancare all`appello al governo di Silvio Berlusconi
perché vada avanti, perché non venga destabilizzato. In fondo, la tiepidezza con la quale la Chiesa
ha registrato la nascita del Polo della nazione guidato, sembra, da Pier Ferdinando Casini, lo
conferma”.
Il ministro Bondi si è appellato pubblicamente agli ex “compagni” del Pci, facendo una figura
barbina. La mozione di sfiducia ovviamente rimane all’ordine del giorno della Camera (Matteo
Orfini su Il Foglio ha spiegato per filo e per segno tutte le ragioni del Pd).

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