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Armando Spataro – un magistrato che, semplicemente, fa il suo dovere

13 dicembre 2010

Venerdi 11 dicembre 2010 ho stretto la mano di Armando Spataro. Ho voluto farlo, era giusto farlo, non per catturare sulla pelle la polvere d’oro della celebrità del momento, ma per trasmettere a lui il pur modesto calore di una piccola mano che  esprime un grande ringraziamento. Un grazie di cuore per non essere l’uomo del destino, un grazie per non  aver deragliato nei lunghi anni delle inchieste più complesse, un grazie per aver mantenuto la passione per il diritto e la giustizia, e anche per aver voluto condividere una serata con noi. L’occasione è stata la presentazione, organizzata da Michele Fanigliulo, presso il Circolo Libertà e Lavoro di Trezzano sul Naviglio, del suo libro “Ne valeva la pena” – Storie di terrorismi e mafie, di segreti di Stato e di giustizia offesa, ed. Laterza, vincitore del Premio Capalbio 2010, presente l’editore, Dott. Giuseppe Laterza.

Scheda del libro

Come ha dichiarato durante il suo intervento, è un libro che racconta tante inchieste giudiziarie degli ultimi trent’anni senza fare sconti a nessuno, nè ai governi della prima repubblica, nè a quelli succedutisi negli ultimi anni, di qualunque colore siano. Quello che ha cercato di fare è raccontare un pezzetto della storia del nostro paese attraverso alcune vicende giudiziarie, dagli assassinii delle Brigate Rosse al terrorismo internazionale, da mani pulite allo sbarco della ‘ndrangheta al nord.

La storia esemplare della extraordinary rendition di Abu Omar, catturato da agenti della Cia su suolo italiano con l’aiuto del Sismi, diventa l’occasione per parlare del ruolo dei nostri servizi segreti, il cui organismo di controllo oggi è affidato a Massimo D’Alema;  come si saprà, D’Alema era ministro nel governo Prodi, che decise di mantenere il segreto di stato sul caso Abu Omar, e ciò provocò accese polemiche fra il governo e la Procura di Milano che stava indagando. Spataro sottolinea l’ironia di avere un controllore (D’Alema capo del Copasir) che dovrebbe esprimersi in merito alla richiesta di sollevare il segreto di stato su una vicenda dal suo stesso governo secretata.

La lunga storia professionale del Procuratore Aggiunto di Milano è fatta anche di vicinanza con Giovanni Falcone, col pm Ferdinando Pomarici [che recentemente ha denunciato una situazione di intimidazione da parte di alcuni esponenti del Pdl che hanno presentato delle interpellanze parlamentari contro Spataro proprio durante il processo Abu Omar, n.d.r.] e molti altri magistrati che hanno una cosa importante in comune: la capacità di fare il proprio dovere, anche accettando dei rischi personali. Non perchè siano degli eroi votati al sacrificio, ma perchè ciò che li anima è la consapevolezza che, qualunque sia la situazione, ognuno deve fare il proprio dovere.

Nel suo ricordo è apparso anche il giudice Alessandrini, ucciso da un commando di Prima Linea [peraltro fu il giudice Alessandrini a dare la svolta importante all’indagine su Piazza Fontana e a seguire la pista “nera”] e il Prof. Galli, il giudice del tribunale di Milano ucciso da Prima Linea all’interno dell’Università Statale:  Spataro ci ricorda il suo impegno negli ideali di garantismo e libertà e il grande amore per il diritto e la giustizia, simboleggiato dall’ultima immagine di Guido Galli, senza vita in un corridoio di università, con il codice aperto vicino alla mano. Anche loro persone normali, che facevano il loro dovere, non eroi ma magistrati che credevano nella difesa del diritto per una società sempre più democratica.

A questo proposito ci tengo a riportare il pensiero dell’attuale primo ministro sui magistrati, a sottolineare le cosiddette differenze antropologiche…

«Questi giudici sono doppiamente matti! Per prima cosa, perchè lo sono politicamente, e secondo sono matti comunque. Per fare quel lavoro devi essere mentalmente disturbato, devi avere delle turbe psichiche. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana»(Silvio Berlusconi, 4 settembre 2003)

Armando Spataro  ha pubblicato saggi su criminalità organizzata e terrorismo, tecniche investigative e procedura penale.

Questo l’indice del libro “Ne valeva la pena”.

Un libro a sessant’anni? – I. Segreti e bugie – II. A Taranto – III. Imputato Curcio. La Procura di Alessandrini – IV. Il sequestro di Abu Omar/1: dal 17 febbraio 2003 all’incriminazione della Cia – V. Guido Galli e il codice in mano – VI. Il sequestro di Abu Omar/2: dall’incriminazione della Cia a quella del Sismi – VII. Il caso Tobagi – VIII. Il sequestro di Abu Omar/3: il governo Prodi e le prime reazioni all’indagine sul Sismi – IX. I falsi misteri di via Monte Nevoso – X. Il sequestro di Abu Omar/4: governi diversi, identiche scelte – XI. Gli arresti di Moretti e Segio, i pentiti e la fine degli anni di piombo – XII. Il sequestro di Abu Omar/5: il mondo vuole sapere – XIII. La mafia in Lombardia – XIV. Da Società civile al Movimento per la Giustizia – XV. Il sequestro di Abu Omar/6: le inchieste della Procura di Brescia – XVI. Il Consiglio superiore della magistratura – XVII. Il ritorno alla Procura di Milano e l’impegno civile – XVIII. Il sequestro di Abu Omar/7: segreti e conflitti – XIX. La lotta al terrorismo internazionale – XX. Secret Service – XXI. Il sequestro di Abu Omar/8: il dibattimento – XXII. Il disastro ambientale/1 – XXIII. Presidenti degli Stati Uniti d’America – XXIV. Il disastro ambientale/2: la giustizia non trova pace – XXV. Il sequestro di Abu Omar/9: la sentenza della Corte Costituzionale e la conclusione del dibattimento – XXVI. La fine della storia –

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