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Milano, Italia?

15 novembre 2010

Cielo plumbeo su Milano e sul Pd meneghino: la vittoria di Pisapia alle primarie ha (giustamente) suscitato malumori e (si spera) autoriflessioni.

Io non la vedo totalmente grigia: certo per il Pd lo smacco c’è stato e anche duplice: la scarsa partecipazione dei cittadini (a fronte di un dibattito invece molto vissuto) e ovviamente la sconfitta del proprio candidato Boeri.

Ma, molto democraticamente mi verrebbe anche da dire che…è la Democrazia , bellezza! Si vince o si perde, e sarebbe bene non suicidarsi ogni volta che le cose non vanno nel verso sperato. Ben venga la riflessione, purchè non diventi nel partito una isterica resa dei conti  che altro non farebbe che sminuire Pisapia e tarpare le ali alla sua candidatura a sindaco (candidatura che da  oggi  è anche del Pd, e che sarà bene non abbandonare perchè troppo interessati a guardare le nostre beghe  interne).

Io do un mio spunto di riflessione, poi spero ne seguano altri.

Prima ancora di parlare di Boeri e della sua caratura poltica (il “merito”), vorrei parlare del metodo della sua scelta: temo che già in esso risieda il bug originario di questa sconfitta. Una designazione dall’alto, senza pre-dibattito nei circoli, per “imporre” un candidato di partito alle primarie di coalizione. Questa in sintesi a mio avviso la vera tara che ci ha portato al risultato di ieri.

Oggigiorno la base disciplinata e obbediente nei partiti (grazie la cielo) non c’è più. Gli stessi iscritti al Pd sono molto più “opinione pubblica” che base consolidata in senso antico. Lo si vede anche nelle urne ufficiali, se demotivati spesso si astengono. Figuriamoci alle primarie…

Quindi se la candidatura non nasce in modo condiviso col “basso” (non dico con delle pre-primarie di partito, ma quasi…), poi non ci si può lamentare che una scelta dall’alto, per di più un po’ chiacchierata per vecchie (ma neanche troppo) frequentazioni, non trovi l’entusiasmo del popolo delle primarie del Pd.

Ed ecco quindi che in molti non si sono sentiti motivati ad andare a votare (di qui la bassa affluenza complessiva) e di qui il fatto che ANCHE tra gli elettori del Pd si sia manifestata una certa voglia di votare in autonomia (ad esempio, tra chi ha sostenuto Onida, mi sembra che molti vengano da ambienti Pd).

Nei giorni prossimi ci chiederemo se Boeri era troppo di centro o troppo compromesso con certi ambienti; ma senza una riflessione seria su come certe scelte dall’alto non paghino, sarà un disquisir sul sesso degli angeli. Il parlare di Boeri andava fatto nei circoli PRIMA di candidarlo, per capire se era gradito a tutto il partito. E magari in quella sede lui stesso avrebbe potuto fugare i  dubbi, non in piena campagna contro i suoi avversari che avevano gioco facile a sottolineare queste “ombre”.

Se si accetta il meccanismo delle primarie, lo si deve accettare fino in fondo e soprattutto gestire con intelligenza: se si è il partito di maggioranza nell’opposizione, non si vince per diritto, ma solo col lavoro  duro. E in politica, da sempre, il lavoro duro è richiamare intono a un progetto il massimo del consenso col metodo della partecipazione e della condivisione. Una scelta dall’alto, per definizione, non è nè condivisa nè partecipata, ma assomiglia solo a una volontà di plebiscito che oggi il Pd non può  e non deve permettersi.  Soprattutto oggi che la società è cambiata, una società in cui  chi si impegna in politica (fosse anche votando solo alle primarie) lo fa con un grande senso dell’autonomia di pensiero.

Prendendo atto di ciò, sono sicuro che il Pd saprà affrontare le future sfide nazionali tenendo il pallino in mano senza farsi guidare o dover seguire il vento.

Il compito del Pd è quello di offrire una visione alternativa per la guida di questo Paese: un ruolo del genere spetta solo ai coraggiosi, e il coraggio lo si deve avere nei confronti degli avversari ma anche nei confronti della propria opinione pubblica di riferimento ( o la propria base), senza temerne il confronto e le indicazioni.

Andrea Bernè

Ps: in bocca al lupo, avvocato Pisapia.

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4 commenti leave one →
  1. Claudio Albini permalink
    16 novembre 2010 11:50

    E’ l’ennesima dimostrazione dello scollamento dei vertici di partito dai problemi della gente.
    Ho apprezzato le dimissioni milanesi, pratica non molto comune, e penso che un partito che ha perso 10 punti in due anni debba porsi delle domande molto profonde sul significato di leadership e sulla strada che sta percorrendo.
    Ammettere gli errori sarebbe già un passo avanti verso un vero rinnovamento. A prescindere dalle persone.
    Solo riducendo al distanza tra vertice e base si può sperare in un successo alle urne e in un nuovo corso della nostra bistrattata Italia.

  2. carmelo permalink
    16 novembre 2010 10:21

    credo che il partito debba imparare delle sconfitte a non ripetere gli errori non credo che le dimissioni dei giovani del gruppo dirigente lombardo risolvano la situazione larisolverebbe di più le dimissioni del vecchiume presente nel partito sono 35 anni che il partito milanese non riesce ad affermarsi a milano a parte qualche piccola parentesi ma credo non per mariti propi ma per errori degli altri non bisognerebbe mettere il bollino blu alle candidature ma farle emergere e decidere dal confronto con gli iscritti e candidarli senza etichettarli nelle primarie se si vuole che questo strumento democratico abbia la possibilità di esistere e secondo mè ci deve essere

  3. valentina bufano permalink
    15 novembre 2010 19:27

    Pisapia ha un punto importante nel proprio programma: la riqualificazione delle scuole civiche, che il centrodestra smantella per favorire le scuole private
    è stato votato in massa da studenti (ex) e insegnanti delle civiche

    Boeri prometteva di tutto un po’

    “Scusi, che fa questo prodotto?”
    “Mah, frulla, incolla, parcheggia da solo…”

    Noi delle scuole civiche siamo stati aiutati dalla Lega e dai Partiti Comunisti

    Penati non sapeva nemmeno che i miei compagni erano scesi dal tetto della scuola

    E pensare che in classe con me c’era persino una extracomunitaria…

    • andrea bernè permalink
      15 novembre 2010 20:15

      Scendendo nel merito della candidatura Boeri, hai centrato (per me, si badi bene, IMHO), il punto.
      Pisapia ha saputo parlare con maggior credibilità e convinzione su temi concreti (terra terra?) alla gente toccando i suoi problemi, non i voli pindarici dell’expo.

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