Skip to content

Se non ora quando?

24 settembre 2010

Allora questo è l’intervento di un altro “giovane” del Pd, un po’ più articolato di quello di Debora. Poi è un’impressione mia o è vero che tutti, dalla base ai quadri intermedi, siamo concordi nel dire “basta chiacchiere politiche, entriamo nei problemi, scegliamo una prospettiva, pensiamo una strategia, un programma e proponiamolo al paese!”

Pippo e Debora

Ma è una voce che risuona fra le quattro mura dei circoli o, là fuori, c’è qualcuno in ascolto?

Dal blog di Civati

Direzione nazionale del Pd. Intervengo con toni gentili, ma non ipocriti, così ho detto, iniziando. […]

A proposito del documento dei 75, di cui si è parlato per ore, ho fatto notare che non sono dei 75 ma del ’75, e che sono vent’anni che facciamo discussioni simili: quella di oggi era solo l’ultimo (che poi non lo è mai) capitolo di una lunga storia.

A Enrico Rossi, che diceva che non ha mai letto da nessuna parte che Enea avesse rottamato Anchise, ho risposto che è vero, ma la metafora è scivolosa. Perché Anchise in ogni caso stava sulle spalle di Enea, e non il contrario, com’è corretto che sia. E nel nostro Paese dovremmo piuttosto preoccuparci del fatto che sia Enea a stare sulle spalle di Anchise, perché è la generazione precedente che sostiene quella attuale, dal punto di vista economico e del welfare (e la condiziona, così, inevitabilmente, anche sotto il profilo politico). […]

È per quello che, oltre alla crisi planetaria del sistema economico ben descritta da Reichlin, dobbiamo guardare all’ulteriore crisi (tutta italiana) del sistema politico del nostro Paese, esprimendo un giudizio compiuto su questo ventennio, offrendo qualcosa di rivoluzionario ai nostri elettori. Che guardi avanti, magari trovando formule e soluzioni più entusiasmanti del “nuovo Ulivo”, con tutto il rispetto.

Non ha molto senso contarsi qui, per contare sempre meno nel Paese.

Del resto, mentre si parlava di rom, la scorsa settimana, sui giornali, il Pd non compariva, per apparire nelle pagine immediatamente successive, per parlare di Pd. Ecco la rappresentazione della situazione che stiamo attraversando.

Un altro piccolo consiglio: non dobbiamo presentarci solo contro B. L’anno scorso, nella stessa sede, difesi il No-B Day e il fatto che il Pd dovesse parteciparvi o, comunque, ragionare su quella manifestazione senza i preconcetti che avevo sentito declamare. E mi si disse che l’anti-berlusconismo non bastava. Ora mi trovo di fronte a una coalizione intera costruita contro B, e forse questo dovrebbe insospettirci. Anche perché noi dobbiamo raccontare quello che succederà dopo B. Oltre B.

Un approccio rivoluzionario, in cui il Pd finalmente mantenga le premesse. Che non è un gioco di parole. Se nella mozione congressuale è stato scritto che avremmo fatto le primarie per scegliere i parlamentari, non si capisce perché poi non si dovrebbero fare, con il maledetto Porcellum, soprattutto.

Se nello statuto si fa segno a un’idea di ricambio, non discutiamone, prendiamolo sul serio e facciamolo. E sul tesseramento, e sul porta-a-porta, e sul partito strutturato e sui tanti (troppi) commissariamenti, abbiamo qualcosa da dire? Perché anche queste erano premesse di questa stagione politica, che tutto funzionasse un po’ meglio.

E invece segnalo che lo «sgomento» dei nostri elettori di cui si è molto parlato in queste ore, c’era già in precedenza, ben prima del famoso documento dei 75. E che questo disorientamento è determinato da una difficoltà nella conduzione politica del partito.

E allora vediamo alle buone notizie, almeno a una: quello che è successo a Adro, dove sono miracolosamente apparsi i due cerchi concentrici di Bersani, una manifestazione convocata dal Pd, a cui hanno aderito il Popolo Viola, alcuni grillini (ecco, se è possibile, del voto a Grillo e dell’astensione occupiamoci prima di perdere le elezioni, dopo aver fatto l’alleanza più estesa possibile e esserci scoperti proprio su quel fronte), l’Idv, Sel e a un certo punto è apparsa anche una bandiera dell’Udc. A fare una cosa semplice, per difendere la Costituzione, il tricolore e la scuola pubblica. Tutti insieme. Perché quando c’è un motivo, e una prospettiva in cui muoversi, è più facile costruirci intorno quell’alleanza. E quando il Pd si muove, riesce a coinvolgere Enea, Anchise e tutta la banda.

Annunci
2 commenti leave one →
  1. 24 settembre 2010 20:00

    Come è vero.
    Capire quando è il momento di sfidare il padre e vincere, perchè sei diventato più forte di lui. Ma siamo in una fase così profondamente antirivoluzionaria che perfino gli psicodrammi si autocensurano.

  2. 24 settembre 2010 19:00

    La differenza di livello tra questo intervento e il precedente è palese a tutti, credo.
    L’unico appunto che mi sento di muovere a Pippo Civati è una mancanza di coraggio. Dovrebbe esporsi di più, mettendosi in gioco. Ad esempio sarebbe stato uno splendido candidato sindaco per Milano.
    Mi si dirà: non si è presentato alle primarie perché i “vertici” lo hanno dissuaso. Probabile, ma proprio lì sta il coraggio, nello sfidare i vertici non solo a parole ma anche nei fatti.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: