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Quel “gaglioffo” del Brunetta

10 settembre 2010

Post di Nino Russo

Renato Brunetta ha accusato il Pd d’essere “un partito di squadristi”. Il Pd ha replicato dandogli dello “sciacallo”. Un’offesa pesante che allo “sciacallo” pare non abbia fatto né caldo né freddo. Niente a paragone di quanto lo fece incazzare l’altra, quella famosa di D’Alema che lo definì “energumeno tascabile”, offrendo un’immagine “solare” del mix di violenza verbale accumulata in un “stazza” di modeste proporzioni. Ma in quella occasione  il “freddo” conoscitore di uomini che è il “lider Maximo”, colpì, sapendo di colpire, nel punto più delicato di Brunetta: il suo “ego” smisurato, direttamente sottodimensionato rispetto alla sua presenza fisica.
Brutta aria, dagli anni ’90, tra Brunetta e la Sinistra. Eppure l’ex venditore di gondole di plastica a Venezia, nasce politicamente, come uomo del Psi e come consulente di Gianni De Michelis. Dopo un periodo usato, probabilmente, ad annusare l’aria che tirava (siamo al dopo Tangentopoli e all’irruzione di Berlusconi), nel 1995 entra in Forza Italia, di cui scrive il programma, e nel 1999 viene eletto al Parlamento Europeo. Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la sua  ‘legge dei tornelli’, il professore associato sarebbe stato messo alla berlina. C’è chi ha calcolato che in dieci anni la sua frequenza sia sta del 57%.
Ben più attiva la sua presenza sul mercato immobiliare potendo vantare la proprietà di un patrimonio composto da sei immobili (due ereditati a metà con il fratello) sparsi tra Venezia, Roma, Ravello e l’Umbria, per un valore di svariati milioni di euro.

Da giovane predisse per sé, modesto, il Premio Nobel, ma finora nessuno, nemmeno la Gelmini ha avanzato la sua prestigiosa candidatura. Non perde occasione per affermare la sua vasta, “geniale” preparazione “Io sono un professore di economia del lavoro, l’ho guadagnato con le unghie e con i denti. Sono uno dei più bravi d’Italia, forse d’Europa”, spiegò un giorno all’intervistatore Alain Elkann, che, invece lo definì – blasfemo! – “un maestro della pasta e fagioli” prima di chiedergli la ricetta del piatto. I più importanti economisti italiani si rifiutano d’essere confusi con Brunetta, generalmente considerato più che un professore, un organizzatore di risorse.
Alla facoltà di Architettura di Venezia entra nel 1982, dopo aver guadagnato l’idoneità a professore associato in economia l’anno precedente. Come ha ricordato in Parlamento il deputato democratico Giovanni Bachelet, Brunetta non diventa professore con un vero concorso, ma approfitta di una “grande sanatoria” per i precari che gravitavano nell’università.  Intanto, aspettando che arrivi il Nobel, tenta almeno di diventare professore ordinario partecipando al concorso nazionale del 1992. In un primo momento viene inserito tra i 17 vincitori. Ma un commissario denuncia la lottizzazione e la poca trasparenza dei criteri di selezione. Il braccio di ferro durò mesi, poi la commissione si dimise. E la nuova escluse Brunetta. Il professore “migliore d’Europa” venne bocciato. Un’umiliazione insopportabile. Ma lui, impavido, fa ricorso al Tar. E perde… Poi si appella al Consiglio di Stato, ma anche lì annusa brutta aria. Poco prima della decisione si ritira in buon ordine. Nel 1999 tenta la fortuna all’Università  di  Teramo, terza dell’Abruzzo: un vincitore per una cattedra. Tre i candidati, compreso Brunetta. Che arriva terzo, cioè ultimo, ma ottiene ugualmente l’idoneità. Piccola storia d’un ministro alla ricerca d’una…dimensione impossibile

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